Inizio attività agricola

 

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Attività agricola: guida alle regole per l’avvio

Come avviare un’attività agricola: consigli e modalità di acquisizione di un fondo per avviare un’attività di tipo agricolo, dalla coltivazione all’allevamento. Gli adempimenti per Agenzia delle Entrate, Inps e Camera di Commercio. Applicazione del regime Iva ordinario, speciale o di esenzione.

Un soggetto che intende avviare un’attività agricola deve seguire delle regole, per molti versi comuni a tutti gli altri imprenditori. Tuttavia, l’attività agricola ha delle regole particolari che la differenziano da qualsiasi altra attività imprenditoriale, sia per gli adempimenti che per le agevolazioni che il legislatore ha voluto attribuirgli, sia in ambito nazionale che europeo.

Di seguito proveremo a delineare gli adempimenti fiscali, amministrativi e contributivi, che deve porre in essere un aspirante imprenditore per avviare un’attività agricola, e quali sono le principali modalità con le quali può acquisire un’azienda agricola ed iniziale a lavorare in ambito della coltivazione o dell’allevamento.

Imprenditore agricolo

“è imprenditore agricolo chi esercita un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento di animali e attività connesse. Per coltivazione del fondo, per selvicoltura ed allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco, o le acque dolci, salmastre o marine“

La peculiarità dell’imprenditore agricolo, quindi, è data dal particolare contenuto del tipo di attività economica organizzata e mirata alla produzione di beni.

Coltivatori diretti
Sono piccoli imprenditori che si dedicano direttamente ed abitualmente alla manuale coltivazione dei fondi, in qualità di proprietari, affittuari, usufruttuari, enfiteuti. e/o all’allevamento e attività connesse.

In questo ambito, l’obbligatorietà delle assicurazioni sociali, è nata con la Legge n. 1047/57 successivamente modificata dalla Legge n. 9/63 e dalla Legge n. 233/90.

Imprenditori agricoli professionali
Con l’emanazione della Legge 233/90, la tutela previdenziale è stata estesa anche agli imprenditori agricoli che, per le notevoli estensioni dei terreni posseduti e per il fabbisogno di giornate lavorative, non potevano essere inquadrati come Coltivatori diretti.

A decorrere dal 01/07/1990, è stata riconosciuta la figura dell’Imprenditore agricolo a titolo principale – (IATP), al soggetto che si dedicava con professionalità all’organizzazione, programmazione e coordinamento dei fattori produttivi.

Su tale figura è poi intervenuto il D.Lgs. n. 99/2004 che ha modificato la precedente normativa istituendo la nuova qualifica di Imprenditore agricolo professionale – (IAP) estendendone l’applicabilità anche ai soci di società agricole.

Pertanto, attualmente, viene considerato IAP colui che,in possesso di conoscenze e competenze professionali, dedichi all’attività agricola di impresa, direttamente o in qualità di socio, almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricavi dalle attività medesime, almeno il 50% del proprio reddito globale da lavoro (25% per le aziende ubicate in zone svantaggiate di cui all’art. 17 del reg. CE n.1257/99)

Acquisizione dell’azienda
Come ogni impresa, anche l’attività agricola può essere esercita solo se esiste l’azienda. In primo luogo, quindi, l’aspirante imprenditore deve acquistare un fondo rustico o un allevamento. L’acquisto è in genere difficile considerati i costi elevati degli immobili, molto difficile anche il ricorso al credito bancario in bancario in quanto la redditività di un terreno e generalmente inferiore al costo del denaro.

Solitamente il problema viene risolto mediante il contratto di affitto del fondo rustico, regolato dalla Legge n. 203/1982, con possibilità di derogare alle condizioni ivi previste, con l’assistenza delle organizzazioni sindacali agricole, attraverso un patto in deroga ex articolo 45, Legge n. 203/1982.

Il contratto è soggetto a registrazione entro 20 giorni dalla stipula, versando l’imposta di registro pari allo 0,5% sul corrispettivo dell’intera durata del contratto e non del singolo anno. Sono previste agevolazioni quando l’affittuario è un soggetto che al momento della stipula non ha compiuto l’età di quarant’anni (Legge n. 441/1998, registrazione solo in caso d’uso).

In alternativa all’affitto del fondo, se l’imprenditore agricolo si deve dotare di un’azienda, le fattispecie più diffuse sono tre:

Acquisizione per cessione dell’azienda – atto di cessione, sottoscritto con firma autentica dal notaio e soggetto a registrazione con imposta di registro al 3%;
Acquisizione a seguito di donazione – è richiesto l’atto pubblico redatto da un notaio, il trasferimento è esente da imposta di donazione, ai sensi dell’articolo 3, comma 4, del D.Lgs. n. 346/1990, a condizione che il donatario si impegni a gestire l’azienda per almeno 5 anni;
Acquisizione per cessione di quote – in questo caso il cedente paga l’imposta sostitutiva sulla plusvalenza da cessione, mentre il cessionario versa l’imposta sostitutiva in misura fissa.

Adempimenti fiscali
Per avviare concretamente la propria attività, l’imprenditore agricolo è tenuto come prima cosa ad effettuare l’apertura della partita Iva all’Agenzia delle Entrate, scegliendo il codice attività più idoneo in base all’attività concretamente esercitata:

01.1 – Coltivazione di colture agricole non permanenti;
01.2 – Coltivazione di colture permanenti;
01.3 – Riproduzione delle piante;
01.4 – Allevamento di animali;
01.5 – Coltivazioni agricole associate all’allevamento di animali: attività mista;
01.6 – Attività di supporto all’agricoltura e attività successive alla raccolta;
01.7 – Caccia, cattura di animali e servizi connessi.

Contestualmente all’apertura della partita Iva è necessario procedere all’iscrizione presso il Registro delle imprese, presso la Camera di Commercio della provincia in cui ha sede l’azienda, nella sezione delle imprese agricole.

A questo punto l’imprenditore agricolo può accedere ai bandi emanati dalle Regioni nell’ambito dei piani di sviluppo rurale che prevedono contribuzioni, specialmente se l’acquirente è un giovane agricoltore.
Adempimenti fiscali.

Attività agricola: regime fiscale
Particolare è il regime Iva applicabile all’attività agricola. Sotto questo profilo l’imprenditore deve scegliere se adottare il regime speciale di cui all’articolo 34, del DPR n. 633/72, o il regime Iva normale.

L’opzione non viene indicata nel modello di inizio attività, ma deve essere comunicata nella prima dichiarazione annuale Iva da presentare, ovvero quella relativa al primo anno di attività. Tuttavia la scelta deve essere chiara fin da subito, in quanto il regime prescelto deve essere applicato sin dalla prima liquidazione Iva.

Il regime naturale, cioè quello speciale è conveniente quando i prodotti ceduti usufruiscono di una percentuale di compensazione elevata, come il vino, oppure il latte, o per il settore dell’allevamento in genere. La convenienza, in questi casi, deriva dal fatto che l’Iva che si spende sugli acquisti è inferiore rispetto a quella detraibile mediante le percentuali di compensazione. Se, invece, la produzione riguarda cereali, frutta, ortaggi, piante, allora è più conveniente il regime ordinario, che consente di recuperare l’Iva assolta sugli acquisti secondo l’aliquota applicata per ciascun bene servizio usufruito, esattamente come accade per gli imprenditori commerciali.

Per di più nella fase iniziale sono frequenti gli investimenti in beni strumentali e quindi è probabile che l’Iva spesa sia rilevante ed è recuperabile soltanto con il regime ordinario. Ricordiamo che l’opzione è vincolante per un triennio.

Se l’imprenditore presume di realizzare dall’attività agricola un volume di affari annuo inferiore a €. 7.000,00, può rientrare nel regime di esonero, che non prevede alcun obbligo contabile, tranne quello di conservare e numerare progressivamente, le fatture di acquisto e le autofatture di vendita emesse dagli acquirenti e la trasmissione dello spesometro. In questo caso non è obbligatoria l’iscrizione al Registro delle Imprese.

Contributi previdenziali
L’imprenditore agricolo deve poi iscriversi all’Inps, nell’apposita gestione previdenziale. A riguardo le gestioni sono due: quella dei coltivatori diretti e quella degli imprenditori agricoli professionali (Iap).

Quando si avvia un’attività agricola, sia essa l’unica attività lavorativa del soggetto o quella prevalente, vi è l’obbligo di versare all’Inps i contributi previdenziali nella gestione lavoratori autonomi agricoli, salvo che l’attività agricola non sai secondaria rispetto ad un’altra attività lavorativa (per questo è fondamentale verificare sempre questo requisito).

L’iscrizione nella gestione dei coltivatori diretti è prevista, quando l’interessato coltiva manualmente il fondo e la manodopera dipendente non supera i due terzi di quella occorrente per i fabbisogni aziendali.

Il coltivatore diretto considera a proprio favore anche la manodopera dei propri famigliari. In alternativa si può scegliere la gestione Iap per la quale non ci sono vincoli di manodopera ma occorre rispettare i requisiti dell’articolo 1 del D.Lgs. n. 99/2004 secondo cui l’agricoltore deve essere un soggetto in possesso di conoscenze e competenze in agricoltura, deve ricavare dall’attività agricola almeno il 50% del proprio reddito da lavoro e deve dedicare all’attività agricola almeno la metà del proprio tempo lavorativo.

Se l’imprenditore possiede macchine agricole semoventi deve iscriversi anche presso gli uffici preposti in provincia (UMA, Utenti Motori Agricoli), al fine di ottenere la assegnazione di gasolio o di altri carburanti agevolati.

Inoltre, se il terreno coltivato assegnatario risulta assegnatario di titoli nell’ambito della politica agricola comunitaria (Pac), deve iscriversi mediante un centro di assistenza agricola o mediante una associazione di categoria per la volturazione dei titoli ed ottenere la contribuzione comunitaria.

Se non ci si iscrive
Qualora, nonostante l’inizio dell’attività agricola e ricorrendone i presupposti, non si fosse provveduto all’iscrizione previdenziale, l’interessato deve provvedere in tempi brevi all’iscrizione.

L’Inps richiede anche il versamento dei contributi arretrati, con il limite della prescrizione quinquennale, maggiorati di sanzioni e interessi che variano da un minimo del 35% ad un massimo del 70% del valore dei contributi e in proporzione agi anni di evasione .

 

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