#Berlinale69 – La paranza dei bambini, di Claudio Giovannesi

 

Mia Immagine

Richiedi informazioni per finanziamenti e agevolazioni

Mia Immagine

I padroni della città. Cosa c’entra La paranza dei bambini con Il profeta? Niente, appunto. C’è però un sentimento comune: la progressiva appropriazione del luogo. Nel finale del film di Audiard, Malik esce dal carcere ed è seguito da una scorta degna di un potente boss. Lui si gira e fa come segno alle auto di mantenersi a una certa distanza. In La paranza dei bambini ci sono due momenti che segnano come iragazzi si siano impossessato del quartiere. Il primo è nella scena dei motorini che girano per il quartiere dopo un omicidio che, in qualche modo, li ha promossi leader. L’altro in quella della discoteca. Dove dall’alto salutano e guardano gli altri che ballano in pista.

Tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano, La paranza dei bambini ribalta la visione di Gomorra. Di cui lo stesso Giovannesi ha diretto due episodi della seconda stagione. Più che la rappresentazione della criminalità, contano prima di tutto i volti. Quello principalmente di Nicola, ma anche degli altri quindicenni del suo gruppo (Tyson, Biscottino, Lollipop, O’Russ e Briatò) che sogna una vita diversa. Che vuole comprarsi abbigliamento di marca e portare giustizia nel quartiere. Con lo scooter e le pistole vanno alla conquista del Rione Sanità. Vivono in una specie di continua guerra. Dove devono guardarsi continuamente alle spalle.

Comincia con il furto dell’albero di Natale. Episodio realmente accaduto. Poi La paranza dei bambini sembra vissuto tutto attraverso le percezioni dei protagonisti. Un po’ come Fiore e soprattutto Alì agli occhi azzurri. Dove le tracce noir di quel film, qui sono ulteriormente amplificate. Il cinema di Giovannesi continua ad avere un’immediatezza sorprendente nel filmare i volti. Di entrare nelle teste dei giovani protagonisti. Di far avvertire le pulsioni, i desideri, le paure. E soprattutto, ancora una volta, la perdita dell’innocenza. Se in Fiore sembrava prevalere un sentimento ‘pasoliniano’, qui invece emerge quell’impeto nei confronti della famiglia e dell’amore che ci fa associare, ora, così, per puro istinto, il cinema di Giovannesi a quello di James Gray. La storia d’amore tra Nicola e Letizia sembra replicare quella passione quasi senza futuro di Joaquin Phoenix e Gwyneth Paltrow di Two Lovers. Dove l’impeto sentimentale tra i due ragazzi sembra replicare quello di Fiore. Va tutto oltre la scrittura. Vengono prima di tutto il desiderio. Gli sguardi. Francesco Di Napoli con lo stesso devastante impatto di Daphne Scoccia nel film precedente. In un cinema, a differenza di Gray, spesso senza padri. Dove quello di Letizia è l’unica figura di riferimento, l’unico potenziale ostacolo della loro storia d’amore. Ma c’è anche il rapporto con la madre, Che viene come protetta da Nicola. E c’è una spinta fulminante. Un abbraccio tra loro due. Con i soldi in mano. Pieno di disperazione. Ma anche pieno d’amore.

Ma anche nelle scene in discoteca sembrano esserci quegli impeti dei nuovi ‘padroni della notte’. Bottiglie di champagne, tavoli da 500 euro, le sniffate di cocaina. E poi l’attrazione degli oggetti. Il colore dei soldi. E le pistole incrociate. Che disegnano, come per istinto, ancora le precise geometrie del genere

In La paranza dei bambini c’è una continuità con il cinema precedente di Giovannesi. Ma anche una persistente evoluzione. Con i luoghi ancora molto presenti. Che respirano. Plasmati ancora dalla fotografia di Daniele Ciprì che collabora con il regista da Alì ha gli occhi azzurri che fa avvertire tutte le continue variazioni di luce. Dove possono presentarsi ancora improvvisi bagliori nel buio. Come i palloncini rossi che sembrano riflessi sui volti di Nicola e Letizia. O anche la scena del fuoco. Ma il respiro di Napoli è continuamente addosso nel rumore degli spari (quasi in sintonia con i fuochi d’artificio). In quelli del traffico. Nei vicoli. Nelle fughe a piedi. O negli inseguimenti in motorino. E ad ogni azione corrisponde una reazione. O anche contemporaneamente. Le lacrime di Nicola dopo un omicidio mostra come La paranza dei bambini non possa essere associato anche a quell’ottimo cinema partenopeo sulla criminalità e sugli adolescenti. Non solo Gomorra. Ma anche Capuano. Tra Vito e gli altri e Pianese Nunzio, 14 anni a maggio. C’è sempre qualcosa nel cinema di Giovannesi che olterepassa il realismo. E qui lo fa con una spinta che gli è sempre appartenuta. E ormai scatta quasi automaticamente. Come il finale. Esempio perfetto di come staccare, finire al momento giusto. Né un secondo prima. Né uno dopo.

 

Regia: Claudio Giovannesi
Interpreti: Francesco Di Napoli, Ar Tem, Alfredo Turitto, Viviana Aprea, Valentina Vannino, Pasquale Marotta, Aniello Arena, Renato Carpentieri
Distribuzione: Vision Distribution
Durata: 110′
Origine: Italia 2019

 

L’articolo #Berlinale69 – La paranza dei bambini, di Claudio Giovannesi proviene da SentieriSelvaggi.

 

Mia Immagine

Richiedi informazioni per finanziamenti e agevolazioni

Mia Immagine

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: