Per la transizione energetica bastano meno di un terzo dei sussidi che diamo ai combustibili fossili

 

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Springer Nature ha appena pubblicato “Achieving the Paris Climate Agreement Goals”, finanziato dalla Leonardo DiCaprio Foundation e che è Il libro è il risultato di una collaborazione scientifica durata due anni con l’University of Technology Sydney (Uts), due istituti del  Deutschen Zentrums für Luft- und Raumfahrt  (il Centro aerospaziale tedesco) e il Climate & Energy College dell’Università di Melbourne College, che descrive  l’innovativo modello climatico One Earth e fornisce una roadmap per rispettare e andare oltre gli obiettivi dell’Accordo sul clima di Parigi, «A dimostrazione  del fatto che si può risolvere la crisi climatica globale con le tecnologie attualmente disponibili»,  dice Karl Bukart,

A ottobre 2018, lo “Special Report on Global Warming of 1.5°C” dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) ha lanciato un pressante allarme: il riscaldamento globale deve essere mantenuto entro gli 1,5° C, altrimenti rischiamo una catastrofe climatica, anche perché, aggiunge Bukart, «Stiamo già osservando le devastanti conseguenze dell’attuale aumento della temperatura globale di 1° C, tra cui l’innalzamento del livello del mare in molte città costiere, tempeste estreme, siccità prolungate e intensi incendi. Gli impatti derivanti da un livello più alto di 2° C sono quasi inimmaginabili: la morte delle barriere coralline in tutti gli oceani, il collasso  di quasi un quarto della superficie agricola del mondo, il drastico aumento delle ondate di caldo e degli incendi, 100 milioni di persone spinte verso la povertà  che scatenerebbero molteplici crisi dei rifugiati e più di 11 trilioni di dollari all’anno di danni da tempeste e inondazioni estreme. Messi uno sull’altro, questi impatti e molti altri, potrebbero minare il tessuto stesso della vita sul nostro pianeta, costituendo un’enorme sfida per la continuazione della civiltà umana come la conosciamo oggi».

Leonardo DiCaprio Foundation fa notare che finora, nonostante le dichiarazioni altisonanti, si è ritenuto difficile, se non impossibile, poter realizzare le riduzioni di CO2 richieste – equivalenti a circa 320 miliardi di tonnellate (Gt) di emissioni nette di anidride carbonica al di sotto dei livelli del 2018 – per restare dentro i più  1,5° C. Il libro/rapporto spiega che «Attualmente gli esseri umani rilasciano circa 40 Gt di CO2 all’anno, principalmente dalla combustione di combustibili fossili: carbone, petrolio e gas naturale. Al nostro attuale livello di emissioni, avremmo solo 7 anni per fermare completamente l’utilizzo di tutti i combustibili fossili, il che non è chiaramente fattibile. Mentre molti scienziati hanno modellato percorsi di mitigazione climatica a 1,5° C, ad oggi quasi tutti richiedono l’uso di strategie di geoingegneria non provate e potenzialmente pericolose come il Solar Radiation Management (SRM) o il Bio-energy con Carbon Capture & Storage (BeCcs).

Il modello climatico One Earth è pionieristico perché dimostra che «Gli 1,5° C possono essere raggiunti attraverso una rapida transizione al 100% di energie rinnovabili entro il 2050, insieme agli sforzi di ripristino dei territori in tutti i continenti che aumenta la resilienza degli ecosistemi naturali e aiuta a garantire una maggiore sicurezza alimentare». Questi lavori di ripristino estraggono il carbonio dall’atmosfera e lo stoccano nelle foreste e nel suolo, creando circa 400 Gt di CO2 di quelle che gli scienziati chiamano “emissioni negative”, che ci consentono di rimanere sotto il limite di 1,5° C»

Il principale autore ed editor del libro/studio,  Sven Teske, direttore della ricerca dell’Institute for Sustainable Futures dell’Uts, ) ha detto che «Gli scienziati non possono prevedere completamente il futuro, ma la modellazione avanzata ci consente di mappare i migliori scenari per la creazione di un sistema energetico globale adatto per il XXI secolo. Mentre lo slancio dell’Accordo di Parigi rallenta, è fondamentale che i decisori di tutto il mondo possano vedere che possiamo, di fatto, con le rinnovabili pulite  possiamo soddisfare la domanda globale di energia a un costo inferiore».

Diversi leader politici – compreso il nostro ministro degli interni Matteo Salvini – dubitato che una transizione al 100% di energie rinnovabili sia persino possibile. Per dimostrare che invece è più che possibile gli scienziati dell’Uts hanno realizzato un sofisticato modello computerizzato di tutte le reti elettriche mondiali esistenti – con 10 reti regionali e 72 reti energetiche sub-regionali modellate secondo gli incrementi orari fino al 2050 – insieme a una valutazione completa delle risorse rinnovabili disponibili come il vento e il sole, i minerali necessari per la produzione di componenti e le configurazioni per soddisfare la domanda di energia e lo stoccaggio previsti in modo più efficiente per tutti i settori nei prossimi 30 anni. E dicono che «Il risultato del lavoro di modellizzazione di mostra che non solo è possibile passare al 100% di energie rinnovabili per tutti gli usi energetici, ma non sarà più necessario operare rispetto al sistema energetico attuale. Inoltre, eliminerà l’inquinamento tossico associato alla combustione di combustibili fossili, che si stima sia la principale causa di 9 milioni di morti premature all’anno. La transizione delle energie rinnovabili non solo migliorerà la salute pubblica in tutto il mondo, ma guiderà anche lo sviluppo economico, fornendo ai 30 milioni di persone che lavorano nel settore energetico impieghi permanenti e ben retribuiti e creando altri 12 milioni di nuovi posti di lavoro».

La transizione energetica delineata da  One Earth «richiederà un investimento globale di circa 1,7 trilioni all’anno» e la Leonardo DICaprio Foundation fa notare che «Questo può sembrare molto. ma impallidisce rispetto alle vaste sovvenzioni che i governi attualmente forniscono per sostenere l’industria in difficoltà dei combustibili fossili, stimati Fondo Monetario Internazionale (FMI) in oltre 5 trilioni di dollari l’anno . I contribuenti stanno involontariamente finanziando la crisi climatica e questo deve smettere. La ricerca ci dice che potremmo creare il futuro dell’energia pulita di cui abbiamo così disperatamente bisogno per meno di un terzo di quello che stiamo spendendo ora e che, così facendo, miglioreremo l’accesso all’energia nei Paesi in via di sviluppo».

Leonardo DiCaprio, ha evidenziato: «Con gli avvertimenti sul clima che stanno aumentando a un ritmo impressionante, è chiaro che il nostro pianeta non può più aspettare un’azione significativa. Questo percorso ambizioso e necessario dimostra che una transizione verso il 100% di energia rinnovabile e misure forti per proteggere e ripristinare i nostri ecosistemi naturali, nel loro insieme, possono offrire un clima più stabile nel passare di una singola generazione».

La pubblicazione sottolinea che per la transizione verso le energie rinnovabili sono necessarie 5 grandi componenti: «Il primo è l’aumento della capacità di generare elettricità soprattutto attraverso l’energia solare ed eolica, consentendo l’elettrificazione di tutti gli usi energetici, inclusi energia, riscaldamento, trasporti e persino utilizzi industriali. Il secondo è l’aumento della capacità di stoccaggio sotto forma di gruppi di batterie e di energia idroelettrica pompata (che utilizza la produzione in eccesso per pompare acqua fino a un bacino, rilasciando l’energia quando è necessario). Terzo, è l’efficienza energetica: ridurre il consumo complessivo di energia, specialmente nel mondo sviluppato, rendendo più efficienti edifici, città e veicoli. Quarto, riguarda il riutilizzo degli oleodotti e gasdotti e delle infrastruttura di stoccaggio per fornire idrogeno prodotto da fonti rinnovabili. Il quinto è una graduale riqualificazione della forza lavoro dell’industria energetica perché possa partecipare alla fiorente economia verde».

Ma c’è anche un terzo componente essenziale per un nuovo modello climatico: il ripristino del territorio. Uno degli autori del libro/studio, Malte Meinshausen, direttore del Climate and Energy College dell’università di Melbourne e che lavora anche per il Potsdam Institute, spiega a sua volta: «Citando un crescente numero di ricerche, dimostriamo che l’utilizzo dei lavori di ripristino de i territori per soddisfare i requisiti di emissioni negative e una transizione al 100% di energia rinnovabile entro il 2050, fornisce al mondo una buona possibilità di rimanere al di sotto dell’obiettivo di 1,5° C, Le Natural Climate Solutions (Ncs) comprendono tutto, dal ripristino delle foreste naturali, delle praterie e delle zone umide, al miglioramento della fertilità del suolo attraverso pratiche agricole rigenerative come l’agroforestazione, la silvopastorizia e le colture di copertura. Queste soluzioni non solo assorbono il carbonio, ma aumentano drasticamente i mezzi di sussistenza sostenibili nei Paesi in via di sviluppo, offrendo un migliore approvvigionamento idrico, una riduzione dell’erosione del suolo e rendimenti agricoli di qualità più elevata».

Il modello One Earth mostra quanto siano importanti i nostri ecosistemi naturali e Justin Winters, direttore esecutivo della Leonardo DiCaprio Foundation, ha dichiarato: «La natura è la chiave mancante. Mentre la transizione verso le energie rinnovabili è fondamentale per risolvere la crisi climatica, non è sufficiente. Attualmente le zone selvagge e gli oceani assorbono la metà di tutte le nostre emissioni di CO2 . Come dimostra questo modello climatico, per mantenere l’innalzamento della temperatura globale a non più di 1,5° C, dobbiamo mantenere intatti i nostri pozzi di carbonio naturali, incrementare gli sforzi di ripristino e passare all’agricoltura rigenerativa. Senza queste cose non abbiamo futuro».

Quindi l’utilizzo dei suoli dovrebbe e potrebbe essere una grande parte della soluzione climatica. «Sfortunatamente – fanno notare i ricercatori –  a causa della dilagante deforestazione e delle pratiche agricole e zootecniche industriali insostenibili, è un emettitore netto di inquinamento da gas serra». Molte iniziative, come la i sforzi, come la  Declaration on Forests di New York stanno cercando di fermare la deforestazione e l’Obiettivo di sviluppo sostenibile 15  dell’Onu chiede la fine di questa pratica distruttiva entro il 2030. Il nuovo modello climatico dimostra che «proteggendo gli ecosistemi naturali e eliminando completamente la deforestazione nel  2030, possiamo mantenere l’integrità dei pozzi di assorbimento del carbonio che sono così vitali per riequilibrare il nostro sistema climatico globale».

Il modello climatico fa parte della più ampia iniziativa One Earth lanciata nel 2017 dalla Leonardo DiCaprio Foundation e che si basa sulle più recenti scoperte scientifiche per indicare la strada da seguire fino al 2050 per costruire «un mondo in cui umanità e natura possono coesistere e prosperare insieme». Una visione che si basa su tre pilastri di azione: energia rinnovabile al 100%, protezione e ripristino del 50% delle terre e oceani del mondo e transizione all’agricoltura rigenerativa, il tutto entro il 2050. Insieme, questi pilastri di azione forniscono una roadmap globale per affrontare la crisi climatica e garantire un futuro sostenibile per tutti gli abitanti della Terra.L’articolo Per la transizione energetica bastano meno di un terzo dei sussidi che diamo ai combustibili fossili sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

 

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