#Berlinale69 – “Bisogna essere curiosi e modesti”. Incontro con Agnès Varda

 

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Viene accolta da un caloroso applauso Agnès Varda, in seguito alla proiezione del suo film Varda by Agnès, che riassume i suoi oltre sessanta anni di lavoro come regista, fotografa, visual artist.

Il film è lunga chiacchierata della regista con le persone, con il pubblico, e attraversa le mille immagini del cinema (e non solo) della piccola, potente, coloratissima e gioiosa Varda, partendo da La pointe courte, passando per Cléo dalle 5 alle 7, a Senza tetto né legge fino all’ultimo Visages Villages.

Agnès Varda ci racconta le sue ispirazioni, il suo cinema e la sua arte.

“Ad essere onesta i miei film non hanno mai fatto soldi o fatto fare soldi ai produttori. Ad eccezione del boom di Cléo dalle 5 alle 7 hanno sempre avuto delle piccole distribuzioni. Tuttavia sono arrivati ovunque: in Europa, in America, in Brasile… in tantissimi posti del mondo ho gruppi di fan, persone che hanno visto il mio cinema e lo seguono con passione. Questa è una cosa importante. Per me il cinema non è mai stata una questione di successo al box-office.

Per fare i registi, i filmmaker, bisogna essere curiosi e modesti. Curiosi soprattutto. Antonio Gramsci diceva che se ti limiti solo a osservare le cose, senza agire, ti deprimi… se invece fai qualcosa per cambiarle, ti senti felice.

Ecco, io con i miei film posso fare qualcosa, posso dimostrare l’amore e l’interesse per le persone. È proprio questo interesse per gli altri, questa attenzione per gli altri che mi ha spinto a fare film. È importante la connessione che si crea con le persone che filmi. Ho sempre creato questa connessione nella mia carriera. O almeno ci ho provato.

Sapete, io odio le masterclass, soprattutto per il concetto di master. Io non sono e non mi sono mai reputata un’insegnante. In questo film ho semplicemente parlato alle persone di ciò che avevo fatto nella mia vita ma non ho mai dato consigli. Ho raccontato di come ho costruito ogni film, le mie ispirazioni. E, nella mia vita, ho sempre lavorato su cosa poteva essere interessante tecnicamente, sul piano tecnico… per fare la ripresa. Lasciando la libertà alle persone di essere se stesse.”

A chi le chiede del passaggio al digitale, risponde:Le camere digitali mi hanno dato la possibilità di avere un approccio diverso con le persone. Più veloce, più immediato e più intimo. Soprattutto con le persone povere o con coloro che non volevano essere filmati. Certo, delle volte ho della nostalgia per le vecchie camere in 16 mm, ma alla fine, in qualche modo, ho potuto recuperarle quelle bobine, riciclandole come avete visto nel film. Per quanto riguarda le nuovissime possibilità di ripresa… beh è troppo tardi per me per imparare le nuove tecniche. Magari in un’altra vita.”

Sul ruolo della donna nel mondo del cinema: “Le donne hanno acquisito pian piano un ruolo di rilievo nel mondo del cinema. E non solo come registe. Oggi ci sono donne che fanno gli operatori di camera, il montaggio, la fotografia, che si occupano del suono, ecc… questo è un bene.

Io sono una femminista. Lo sono sempre stata. Ma mi dissocio in parte da queste manifestazioni sulle donne nelle modalità (per esempio) tenute dal Festival di Cannes… Io ho paura di queste azioni spettacolari… Insomma mi sembravano solo delle belle donne, su delle belle scale con dei bei vestiti. Mi sembrava che la questione fosse posta su un piano troppo raffinato. Invece in tutti i settori, dappertutto, ci sono gli stessi episodi accaduti nel mondo dello showbuisness”.

L’articolo #Berlinale69 – “Bisogna essere curiosi e modesti”. Incontro con Agnès Varda proviene da SentieriSelvaggi.

 

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