Il cardinale Muller che lancia il sasso e nasconde la mano (di M. Castellano)

 

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Il Cardinale Muller è il tipico esponente di un certo cattolicesimo teutonico: stolido, autoritario, munito certamente di solide basi culturali e tuttavia poco propenso alla dialettica, intollerante – per giunta – tanto di ogni contestazione quanto anche dell’esternazione di possibili dubbi.

Siffatte tendenze caratteriali ed intellettuali fanno si che quando i tedeschi sono muniti di potere – ancor peggio se di un potere assoluto – combinino dei disastri.
Il paragone con il Kaiser Guglielmo, che scatenò la Prima Guerra Mondiale, ma ancor peggio con Adolf Hitler, che originò la Seconda – potrebbe suonare razzistico, o quanto meno indotto dal pregiudizio, che spinge a generalizzare una certa memoria storica.

Di conseguenza, ci asteniamo scrupolosamente dal formularlo, pur manifestando il cordiale auspicio che i nostri amici tedeschi ne tengano il conto dovuto, ritenendosi ammoniti per quanto riguarda le loro scelte inerenti al futuro.

E’ tuttavia indubbio come una certa
propensione all’autoritarismo venga accentuata dal conferimento di determinate cariche, che dovrebbe viceversa consigliare equilibrio, moderazione, e soprattutto la giusta considerazione delle ragioni altrui.

Il cardinale Muller è stato a lungo a capo dell’organo della Santa Sede investito del gravissimo compito di stabilire che cosa, nell’ambito del pensiero cattolico, risultasse conforme o non conforme con la retta Dottrina della Chiesa.
Il questa carica, egli succedette a suo tempo al connazionale Josef Ratzinger, chiamato ad altra – e più alta – incombenza.

L’ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede – già Santo Offizio dell’Inquisizione – ed ex Arcivescovo di Monaco e Frisinga (questo fu l’unica parentesi – nel suo “cursu honorum” -dedicata alla cura delle anime) acquisì certamente i suoi meriti nel tempo in cui si disimpegnò quale Successore di San Pietro.
Il primo dei quali, essendo assurto a tale altissimo magistero spirituale consistette nel completare lopera di riconciliazione con le altre Nazioni dell’Europa che era stata iniziata da Konrad Adenauer e ‘proseguita da Helmut Kohl: non a caso entrambi – come lo stesso Ratzinger, di religione cattolica.
Nel novero di questi grandi personaggi del dopoguerra si era inserito anche l’evangelico e socialista Willy Brandt.

Costui fu però protagonista della “Ostpolitik”, cioè letteralmente della “Politica Orientale”, fondamentalmente ispirata da una visione euro asiatica, proiettata verso le grandi estensioni del mondo slavo.
Mentre Brandt era un anseatico, Adenauer, Kohl e Ratzinger erano invece i primi due dei renani, ed il terzo un bavarese, gli uni formati affacciandosi sulla Francia, l’altro attratto dall’Italia.

Nello stemma del Papa Emerito campeggia quell’orso (animale sacro per gli antichi Germani) che aveva accompagnato il suo connazionale San Colombano nel pellegrinaggio fino a Roma.
Dove Ratzinger, giuntovi a sua volta, non concepì quella repulsione che aveva indotto Martin Lutero a distaccarsene, ma tuttavia addolcì soltanto nelle forme – non certo nella sostanza – il suo rigore teutonico.

Dei meriti da lui comunque acquisiti, demmo doverosamente atto commentando il suo viaggio nel Paese di origine, e soprattutto lo storico discorso pronunciato davanti al Parlamento di Berlino, quando disse ai Tedeschi che era finito il tempo degli esami di coscienza, ma era altresì iniziato quello del loro esame di maturità; e ricordò in particolare quanto lavoro tutto ciò era costato agli uomini della sua generazione, di cui – peraltro con giusta ragione – si erse a rappresentante.
Prima di diventare Papa a sua volta, il Cardinale bavarese svolse – sotto il pontificato di San Giovanni Paolo II – il ruolo di arbitro dell’ortodossia dottrinale cattolica.

Arbitro si dice nella lingua di Goethe “scheidrichter”, cioè letteralmente “giudice che decide”.
In realtà, tutti i giudici hanno precisamente il compito di decidere, ma gli arbitri sono dei giudici monocratici, il cui fallo è per giunta inappellabile.

Ci è capitato di frequentare un nostro illustre concittadino che era stato per molti anni Presidente della Giuria del “Tour de France”: costui aveva finito per credersi infallibile, come il Padre Eterno.
E’ inutile aggiungere che, al di fuori delle gare, in cui si era disimpegnato benissimo, commise degli sbagli clamorosi.

Ratzinger finì addirittura per divenire il il Vicario del Padre Eterno: purtroppo per lui e per tutti i Cattolici, il suo autoritarismo non era temperato dall’umanità, né corroborato dal prestigio acquisiti da chi ha fatto l’esperienza della guerra e della persecuzione, come il suo Predecessore polacco.

Volendolo imitare senza possederne la personalità e le doti umane, Ratzinger finì per fallire.
Ora Muller, non avendo meditato a sufficienza sulle lezioni della storia, – tanto civile quanto ecclesiastica – si attribuisce temerariamente un ruolo di “Super Papa”, come se si potesse concepire una Autorità incaricata di valutare la conformità con la Dottrina di quanto fa r dice il Pontefice.
In uno Stato di Diritto, anche gli atti emanati dal Re o dal Presidente della Repubblica possono essere impugnati in sede giurisdizionale, in quanto il Capo dello Stato è soggetto anche egli alla Legge.
Ciò non risulta però possibile nella Chiesa, che è viceversa una Monarchia assoluta.
Qui si giunge al nocciolo della questione.

Muller insinua che il Papa, qualora esca dall’ortodossia dottrinale, decada “ipso facto” dalla sua carica di Vicario di Cristo.
Lo “scheidrichter” non si limita dunque e rilevare un fallo commesso da Bergoglio, bensì lo squalifica.
Chi ha conferito tale autorità al Cardinale in materia teologica’
Gli stessi soggetti che hanno attribuito un uguale compito a Steve Bannon per quanto attiene alla “Dottrina Sociale della Chiesa”.

A Trisulti stanno per essere sfornati dei giovanotti formati nei principi del neoliberismo, pensiero ispiratore dei Presidenti repubblicani degli Stati Uniti d’America a partire da Reagan in poi, compreso l’attuale “Commander in Chief”, ma in netto contrasto con la visione solidaristica, anzi socialista – non abbiamo paura di usare questa parola – dell’economia propria del Papa.

Lo scisma è dunque già in atto, e può contare tanto sulla Dottrina teologica del tedesco quanto sulla Dottrina Sociale dello statunitense, così come su di una pletora di loro entusiasti seguaci, laici, ordinati e candidati al Sacerdozio.

Ecco spiegato anche il perché del fatto che l’ex Seminario dei Frati Francescani dell’Immacolata continua a deambulare da una Diocesi all’altra d’Italia come un fantasma collettivo, o come “L’Olandese Volante” sui Sette Mari.

Esiste una “Armata Segreta” (segreta solo fino a un certo punto) che si prepara per “l’Ora X”: che scoccherà inesorabilmente allorché le tensioni accumulate tra gli opposti schieramenti internazionali faranno ritenere arrivato il momento propizio per negare espressamente la legittima Autorità del Papa.
Nel frattempo, la “Legione Straniera” dei tradizionalisti si addestra sul terreno nel Venezuela.
Da Roma, qualche personaggio di nostra conoscenza è già corso ad arruolarsi.

Si vuole replicare la mobilitazione dell’estrema Destra cattolica avvenuta nella Guerra di Spagna.
La storia – diceva Carlo Marx – si ripete, la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa.

Mario Castellano

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