Venezuela. La fake news delle elezioni presidenziali irregolari

 

Mia Immagine

Richiedi informazioni per finanziamenti e agevolazioni

Mia Immagine

Certificate da osservatori internazionali come gli ex presidenti Zapatero e Correa, il vice rettore della Sapienza Luciano Vasapollo, il sindacalista Giorgio Cremaschi e il nostro Salvatore Izzo, storico vaticanista dell’Agi, le ultime elezioni presidenziali boicottate su ordine di Washington dai settori golpisti dell’opposizione venezuelana sono state davvero irregolari?

“Purtroppo la stampa italiana sta riproponendo acriticamente le veline dei media statunitensi, brasiliani e colombiani. Non sono presenti nei luoghi e fanno finta di esserci, diffondendo solo fake news”, lamenta il fondatore del nostro giornale, che ha riferito anche al Papa il suo rapporto sulle presidenziali del 20 maggio, vinte da Maduro in modo “del tutto legittimo; non ci sono stati brogli, c’erano almeno due candidati forti dell’opposizione, e il giorno dopo le elezioni il presidente ha proposto loro di entrare nel governo”.

Tutti i 150 osservatori internazionali di 40 paesi giunti in Venezuela per garantire con una presenza capillare nei 20 mila seggi (Izzo ne ha visitati 9) che si votasse in modo regolare (e così è stato) sono rimasti colpiti soprattutto dalla grande cura che in Venezuela si ha dei bambini. Balzava agli occhi vedendo le mamme che li portavano in braccio con grande tenerezza mentre compivano il dovere civico di esprimere il voto sull’ultramoderno touch screen: un apparecchio a due uscite, una per inviare a chiusura del seggio direttamente il voto al server del CNE, e l’altra per stampare una scheda con il voto espresso, che l’elettore doveva controllare e poi infilare nell’urna perché gli scrutini sono stati due, quello elettronico e quello tradizionale, escludendo qualunque possibilità di broglio ed errore.

Quelle mamme qualche volta si fermavano ad allattarli se erano neonati, ovvero li sorvegliavano mentre i piccini giocavano alle giostrine degli asili e scuole che ospitavano i seggi, divenendo esse i soggetti perfetti per le “interviste” degli osservatori. E ovviamente il discorso finiva per cadere sui bambini che crescono in un paese in stato d’assedio, dove mancano molte cose, comprese le medicine, la carne rossa e i prodotti derivati dal grano (mentre altri alimenti, ad esempio il mais e la carne bianca, ci sono in relativa abbondanza, e infatti nessun venezuelano ha l’aspetto di chi soffre di denutrizione).

“Alle domande sul futuro dei bambini – raccota Izzo – le donne hanno risposto con preoccupazione, ma sul presente tutte hanno vantato la validità della rete scolastica che funziona nel Paese. Del che gli osservatori hanno trovato ulteriore conferma proprio negli ambienti dove erano allocati i seggi: le scuole per l’infanzia. Ambienti qualche volta poveri ma sempre molto puliti e ordinati, con tanti giocattoli e manifesti con programmi educativi riguardanti l’alimentazione, l’educazione civica e quella sessuale, il tema della pace e anche la protezione dagli abusi”.

“All’origine degli attacchi al Venezuela – che sono sostenuti con una impressionante strategia mistificatrice dai principali media anche in Italia – c’è la ricchezza delle riserve petrolifere del Venezuela che Chavez ha restituito al popolo venezuelano limitando il ruolo delle grandi compagnie statunitense e delle multinazionali”, insiste Izzo.

Riportiamo in merito una interessante analisi dell’Antidiplomatico</em

Maduro non ha corso da solo

Alle ultime presidenziali tenute nel maggio del 2018 i candidati erano 4. Tra questi vi era Henri Falcon, già governatore dello Stato Lara e politico molto noto. Per la sua decisione di correre contro Maduro nonostante il boicottaggio imposto da Washington, Falcon è stato minacciato di sanzioni da funzionari degli Stati Uniti. Come ricorda Joe Emersberger su The Canary.

Falcon candidato ‘scelto’ da Maduro?

Secondo la società di sondaggi venezuelana vicina all’opposizione Datanálisis, due mesi prima delle elezioni Falcón risultava essere il leader più popolare dell’opposizione insieme a Leopoldo López. Capo del partito fascista Voluntad Popular dalle cui fila proviene il semi-sconosciuto Juan Guaidò. Politico che non appariva nemmeno nei sondaggi pre-elettorali.

Nessuna denuncia di brogli

La contesa elettorale è stata segnata da brogli? Nessuno ha mai mostrato o addirittura tentato di dimostrare che qualsiasi voto, senza badare ai milioni di voti raccolti da Maduro, è stato rubato a Falcón. Nel 2012 Jimmy Carter ha dichiarato che il sistema elettorale del Venezuela è il migliore del mondo, ricorda Joe Emersberger.

I candidati hanno potuto sviluppare la propria campagna elettorale?

Prendiamo ancora ad esempio il principale sfidante di Maduro. A Falcón è stato negato l’accesso alla ai media durante la campagna elettorale? No. Lui e il suo consulente economico, Francisco Rodríguez, hanno viaggiato in tutto il paese e sono apparsi sulle principali reti televisive private del Venezuela, dove si sono scagliati contro Maduro. Infatti, Falcón ha lanciato la sua campagna con un discorso di 35 minuti sulla TV di Stato venezuelana, in cui ha bollato Maduro come «candidato della carestia» che aveva trasformato il popolo in «schiavi» impoveriti.

Quale dittatore, per utilizzare un termine tanto in voga per screditare Maduro, permetterebbe a un oppositore di lanciare tali attacchi tramite la tv di Stato?

A questo punto ci chiediamo: su quali basi le elezioni presidenziali dove Maduro è stato rieletto presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela vengono dichiarate irregolari e da ripetere, visto che nessun osservatore internazionale ha avanzato dubbio alcuno circa la regolarità?

Fabrizio Verde per l’Antidiplomatico

L’articolo Venezuela. La fake news delle elezioni presidenziali irregolari proviene da FarodiRoma.

 

Mia Immagine

Richiedi informazioni per finanziamenti e agevolazioni

Mia Immagine