Accordo Ue su riforma diritto d’autore online, ora i giganti di Internet dovranno pagare

 

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L’accordo raggiunto a Strasburgo nel “trilogo” (il negoziato a tre) fra i rappresentanti del Parlamento europeo, la presidenza di turno del Consiglio Ue e la commissione europea sulla nuova direttiva Ue per la tutela del Copyright nelle piattaforme su Internet rappresenta un’importante svolta per la regolamentazione dell’economia digitale. La direttiva (se l’accordo verrà confermato dalla plenaria di Strasburgo e dal Consiglio Ue) sottoporrà i giganti di internet (Youtube, Facebook, Dailymotion, Sound Cloud etc.) al pagamento dei diritti d’autore per i contenuti (soprattutto video e musicali, ma anche articoli giornalistici) diffusi sulle loro piattaforme, come fanno già le società digitali di distribuzione come Spotify e Deezer.[irp]

Finora, secondo i sostenitori della direttiva, approfittando della poca chiarezza delle normative in vigore, le grandi piattaforme digitali hanno incamerato il valore aggiunto dai creatori di contenuti senza remunerarli. Questo perché potevano affermare di non essere distributori di contenuti, ma solo intermediari che ospitano lo scambio di contenuti fra gli utenti. Ora questo non sarà più possibile. Il testo è stato fortemente osteggiato dalle lobby dei giganti dell’economia digitale durante questi due anni di controversie e negoziati. E non è chiaro se voterà a favore dell’accordo l’Italia: con il governo precedente aveva appoggiato la direttiva ma fra le forze che sostengono il governo attuale il M5S si è espresso contro la direttiva, una posizione confermata nel giugno scorso, in particolare, e in particolare dal vicepremier Luigi Di Maio. La direttiva mira in sostanza a migliorare le possibilità dei detentori dei diritti, in particolare musicisti, interpreti e autori di sceneggiature nonché editori di notizie, di negoziare migliori accordi di remunerazione per l’utilizzo delle loro opere presenti su piattaforme internet. I creativi e gli editori di notizie potranno negoziare con i giganti di internet grazie a un accordo raggiunto sulle regole del copyright che contiene anche garanzie sulla libertà di espressione.

Questi i punti più importanti del testo su cui è stato raggiunto l’accordo, secondo una nota del Parlamento europeo,: le piattaforme su internet saranno incentivate a pagare per il lavoro degli artisti e dei giornalisti; alcuni materiali caricati (come “meme” o Gif) o continuare a essere condivisi liberamente, così come o collegamenti ipertestuali ad articoli di notizie, accompagnati da “singole papotrannrole o estratti molto brevi”; i giornalisti dovranno ottenere una quota di tutte le entrate relative al copyright ottenute dalla loro casa editrice; le piattaforme digitali appartenenti a società “start-up” saranno soggette a obblighi più leggeri; la direttiva, infine, non imporrà filtri. YouTube, Facebook e Google News sono alcuni dei giganti di internet che saranno più direttamente interessati dalle nuove norme introdotte con la direttiva. Nonostante i nuovi obblighi, l’accordo cerca di garantire che internet rimanga uno spazio per la libertà di espressione. Mantenere questo equilibrio è la vera scommessa della direttiva. Frammenti di articoli e di notizie potranno continuare a essere condivisi liberamente, ma sono previste disposizioni per evitare che gli aggregatori di notizie abusino di questa possibilità. Il caricamento e la condivisione di opere protette a scopo di citazione, critica, revisione, caricatura, parodia o “pastiche” sarà sempre possibile e condivisibili sulle piattaforme online.[irp]

Il testo specifica anche che il caricamento delle opere su enciclopedie online a carattere non commerciale, come Wikipedia, o piattaforme di software “open source”, come GitHub, sarà automaticamente escluso dagli obblighi previsti dalla direttiva riguardo alla remunerazione del copyright. Entusiasta dell’accordo è il Gesac, la lobby europea delle società dei diritti d’autore, di cui fa parte l’italiana Siae. Il suo presidente Anders Lassen, ha ricordato che “la direttiva era attesa da tempo nel nostro settore” e affermato che “la sua adozione invia un chiaro segnale alle grandi piattaforme che dominano il mercato dei contenuti online: devono smettere di trarre indebiti vantaggi (“freeride”, ndr) a scapito dei creatori e dovranno rispettare le regole sul copyright”. La direttrice generale del Gesac, Veronique Desbrosses, ha sottolineato che questo “importante risultato” è stato raggiunto “nonostante le pressioni contrarie esercitate fino alla fine dai giganti dell’economia digitale”, e “consentirà ai creatori di essere retribuiti in maniera corretta dalle grandi piattaforme online, che oggi assorbono il valore del settore creativo senza compensare i suoi creatori”. Negativa, invece, la prima reazione della lobby europea delle associazioni dei consumatori, il Beuc. Secondo la sua vicedirettrice generale, Ursula Pachi, “l’accordo è deludente per i consumatori”, perché “sarà molto più difficile per gli utenti condividere online le loro creazioni non commerciali come musica, video o foto. Questa riforma – ha concluso – non è basata sulla realtà dell’uso di internet da parte della gente”. askanews

 

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