Perché la filosofia aiuterà a trovare lavoro ai tempi dell’intelligenza artificiale

 

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smth“I prossimi trent’anni porteranno un cambiamento più grande di quello vissuto negli ultimi trenta”. Un futuro eccitante, dunque, ma pieno di sfide, che è importante affrontare “senza pregiudizi”. Così Brad Smith, presidente di Microsoft, intervenendo al Politecnico di Milano nell’ambito della presentazione di Ambizione Italia. Ovvero un progetto voluto dalla sede italiana della software house di Seattle insieme all’ente universitario e alla Fondazione Mondo Digitale, con l’obiettivo di fornire competenze digitali a oltre 250mila studenti.

Ovvero di fornire loro gli strumenti per affrontare l’epoca dell’intelligenza artificiale. Un’era, come detto, eccitante, ma allo stesso tempo ricca di sfide. La più decisiva delle quali riguarda il ruolo stesso dell’essere umano. “Quale sarà l’impatto di computer che si comportano come le persone? Stephen Hawking, ricorda Smith, “temeva che finiranno col rimpiazzarci. Non abbiamo una sfera di cristallo, nessuno può dire cosa succederà”.

E allora il modo migliore per affrontare il futuro è guarda al passato. A come cioè, nel corso della storia, “la tecnologia ha cambiato le cose”, riconosce il presidente di Microsoft. Per esempio con l’avvento dell’automobile. “La prima fu creata da Karl Benz nel 1888 e fu accolta con freddezza. Ci vollero decenni perché le auto si diffondessero nelle città del mondo”, spiega. Occorre dunque tempo perché una tecnologia si diffonda.

E quando questo avviene, l’economia cambia. “Con la diffusione delle auto, non c’era più bisogno di chi si prendeva cura dei cavalli. Ma servivano meccanici e benzinai”, aggiunge Smith. I cambiamenti hanno investito anche altri settori, chiosa: “È nato il credito al consumo, le persone avevano bisogno di prendere in prestito dei soldi per comprare le auto. Si è modificato anche il modo di fare pubblicità: servivano loghi e messaggi comprensibili se visti passando in automobile”.

Questi “effetti indiretti” non sono però sempre positivi. Nel 1933 il Bureau of Census, l’Istat americana, affermava che “una delle cause della Grande depressione fu il declino della popolazione di cavalli”. Sostituiti dalle macchine come mezzi di trasporto, tra gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso in America la loro popolazione si ridusse di un terzo. Col risultato che si ridusse la produzione di avena per nutrirli, in favore di altre legate al consumo umano. Come il tabacco, col risultato che il prezzo di quest’ultimo crollò.

Cambiamenti simili, annuncia Smith, “li abbiamo visti anche con la diffusione del personal computer. Grazie al quale non c’era più bisogno di dattilografi. E le persone hanno dovuto apprendere nuove capacità. Storie che ci portano a ipotizzare che, prosegue, “l’intelligenza artificiale potrà rimpiazzare quei lavori che richiedono competenze che già oggi possiede”.

Viste le capacità di visione è probabile che l’intelligenza artificiale possa svolgere il lavoro dei radiologi e degli autisti. Dato che è in grado di comprendere ciò che viene detto, potrà fare l’interprete o il traduttore. O lavorare in un call center, così come prendere le ordinazioni al ristorante. “Non sappiamo quando succederà, ma la direzione è chiara”, afferma Smith.

Certo, aggiunge, le macchine “non potranno svolgere quei lavori che richiedono empatia, come l’infermiere o l’insegnante”. Ma, soprattutto, l’intelligenza artificiale “creerà nuovi lavori. Ci sarà bisogno di specialisti del riconoscimento facciale, di trainer per le auto a guida autonoma, di data analyst. Tutte queste professioni diventeranno molto più comuni nel prossimo decennio”.

Non solo. Per Smith lo sviluppo dell’intelligenza artificiale pone “questioni etiche che sono ugualmente fondamentali. La domanda non riguarda quello che i computer possono fare, ma quello che devono fare”. I temi aperti sono tanti, dalla sicurezza alla trasparenza, dalla privacy all’accountability. Nodi che per essere sciolti “richiederanno persone con un background in filosofia. O anche in teologia”.

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