Donna fortunata, o così credo

 

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8 marzo, profusione di auguri e splendore del giallo, solite contrapposizioni teoriche e altre donne uccise. Non sono amante delle giornate dedicate, o forse solo consapevole che una giornata di sorrisi ed auguri, per quanto sinceri, non colma i desiderata di ogni altra alba. In fondo però le ricorrenze aiutano a prendersi del tempo per una riflessione, il che è sempre utile.

Purtroppo le possibilità al femminile paiono essere più teoria che pratica e i numeri non mentono e cambiano impercettibilmente in meglio, salvo le debite eccezioni, o almeno così pare, dato che ogni notizia necessita ormai di una verifica. Talvolta sembriamo imprigionate tra quel che vorremmo e quel che dobbiamo e, se è comune che le signore non si sottraggano ai loro impegni, desta invece ancora un certo scalpore la notizia di un successo al femminile. Albert Einstein sosteneva, però, che chi dice che qualcosa è impossibile non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo, e io concordo.

Affrontare tutti gli aspetti della questione sarebbe improprio in questa sede, ma visto che sono “una” consulente del lavoro, rifletto su alcuni spunti pertinenti:

  • donne inattive o occupate part-time, il più delle volte di tipo “involontario” (per impossibilità di conciliare lavoro e impegni familiari); questa la fotografia scattata dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro nell’indagine che ha analizzato cause e riflessi del fenomeno e gli effetti su retribuzioni e future pensioni;
  • un sensibile consulente del lavoro, pubblicando una slide dell’ente di previdenza che illustra il volume d’affari medio risultante dalle dichiarazioni 2017, distinto per maschi e femmine, augura a tutte le colleghe il giusto riconoscimento per il loro lavoro, date le significative svantaggiose differenze, con l’auspicio che il gap tra i sessi diventi un ricordo;
  • giornata di presentazione del corso per i praticanti consulenti del lavoro 2019 in quel di Brescia: le presenze maschili di aspiranti professionisti sono in netto svantaggio rispetto alle femminili, decisamente beati fra le donne (non così strano in fondo, la categoria ha una presidenza al femminile e credo di non sbagliare dicendo che le quote rosa sono comunque rilevanti).

Se questi sono i dati, più interessante mi pare immaginare un cambiamento, ma non ho soluzioni magiche da proporre, se non ritenere quanto mai opportuno un concreto sostegno familiare, così mi limito a considerare quanto io sia fortunata. Lo sono perché ho potuto scegliere quale percorso seguire e perché il mio impegno per raggiungere i miei traguardi, piccoli o grandi, ha prodotto risultati talvolta oltre le mie stesse aspettative. Non è stato un percorso in discesa né privo di rinunce, al contrario, ma ho potuto mettermi in gioco e l’ho fatto. Sono fortunata, lo ripeto, perciò sento di ringraziare chi mi ha educata a non sottrarmi ai miei impegni con me stessa, chi non mi ha trattata da essere inferiore e mi ha rispettata, chi ha preferito me, ma anche chi ha provato a fermarmi e mi ha consentito di rafforzare il carattere e consolidare la determinazione, chi ha messo le proprie esigenze in secondo piano per permettermi di lavorare sui miei progetti, chi sopporta la mia stanchezza, chi mi ha motivata nei momenti di crisi e tutti coloro che hanno contribuito, nel tempo, a creare le condizioni perché io, fra tante, potessi realizzarmi.

Questo, però, non è uno spazio personale e la condivisione del mio sentire serve ad augurare alle colleghe, ma alle donne più in generale, di trovare la forza e le motivazioni per provarci sempre, anche quando il mondo sembra contro, anche in direzioni inconsuete, perché il primo limite al cambiamento e al miglioramento è proprio in noi. Stesso augurio vale per i colleghi e per gli uomini tutti, perché nel mio sentire non è una questione di genere, ma di esseri umani.

Non mi aspetto che qualcuno stenda tappeti rossi al mio passaggio, ma so che se voglio un tappeto rosso posso impegnarmi per averlo. Da piccola sognavo di fare la moglie e la mamma a tempo pieno (anche questa è una legittima scelta, non dimentichiamolo): niente di più lontano dalla mia vita vissuta, ma è proprio qui il bello, si può cambiare idea e direzione, volendo. Non sono vittima, ho solo scelto.

Non spaventino i numeri, possiamo provare a modificarli, non per le statistiche, ma per noi, per poterci svegliare compiaciute del nostro vivere e dei nostri ruoli. Quanto ognuna di noi sarà in grado di fare per se stessa si tradurrà inevitabilmente in beneficio per le altre in termini di esempio e di testimonianza di un successo, e ciò è contagioso. Per qualcuna provarci significa tentare di cambiare le regole del sistema, altre hanno inclinazioni diverse, ma è l’apporto collettivo che può produrre risultati, ciascuna nel proprio ambito, secondo le proprie scelte. Come figlie, madri, mogli, sorelle, compagne, amiche, colleghe, qualunque cosa noi si voglia essere e fare, mettiamoci consapevolezza delle nostre capacità e del nostro contributo per nulla secondario o debole. Insomma, crediamo in noi stesse, così che gli altri facciano altrettanto, senza per questo dover rinunciare a essere donne.

Vi saluto tutti, uomini e donne, comunque voi la pensiate, con una citazione al maschile, Shakespeare: “Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo, sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo”.

 

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