Sei Nazioni: dopo la sconfitta in Irlanda, la Francia ripiomba nel pessimismo

 

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Ph. Sebastiano Pessina

I Bleus sono tornati nuovamente nell’occhio della critica dopo il ko subito in Irlanda per mano dei Verdi. In terra francese infatti non è piaciuta la facilità con cui la squadra di Brunel si è fatta dominare dai rivali.
Se la vittoria contro la Scozia – a Parigi, due settimane fa – aveva rinvigorito il sentimento attorno alla nazionale, la dipartita di Dublino sembra aver risollevato malumori e patimenti.

Quei calci non messi fra i pali, ma in touche
Il match comincia con Sexton e soci immediatamente in controllo e desiderosi di segnare il prima possibile quattro mete, per garantirsi il punto di bonus. La partita di fatto non è mai in bilico, tanto che i padroni di casa per accelerare questo processo decidono, ogni qualvolta ne hanno la possibilità avendo ottenuto una punizione nella metà campo francese, di andare in touche in maniera convinta senza nemmeno pensare all’ipotesi di piazzare verso i pali. Un sintomo di sicurezza e superiorità: meglio un tentativo per i sette punti, piuttosto che un piazzato ma soli da tre punti.

Le dichiarazioni di Paul O’Connell
L’ex giocatore della nazionale irlandese, ora coinvolto come opinionista tv, ha recentemente dichiarato presentando proprio la partita fra Irlanda e Francia: “Quando ho esordito in nazionale io era il 2002 e ho dovuto aspettare sette anni prima di battere i Bleus. Il mio bilancio è di 11 sconfitte, 4 vittorie e 1 pareggio”. Un affermazione su cui i critici si stanno rivalendo per far capire quanto i rapporti di forza siano cambiati.

La vittoria a Roma potrebbe non bastare
“La nostra squadra è in grado di far disputare una buona partita a tutte le altre squadre del Sei Nazioni. Non abbiamo giocatori all’altezza dei migliori standard di gioco dell’Emisfero Nord”. In un’analisi cruda si mettono sul piatto i problemi di una squadra a cui vincere a Roma contro l’Italia, nell’ultima giornata del torneo, potrebbe veramente non bastare a livello psicologico e di credibilità. Le sconfitte contro il Galles, partendo da una netta situazione di vantaggio, e quelle nette contro Inghilterra e Irlanda hanno lasciato il segno venendo dopo un novembre non proprio scintillante, culminato nel ko interno contro le Fiji, e da quel pareggio di un anno prima contro il Giappone. Qualcuno addirittura definisce la Francia come una “una formazione di seconda divisione”.

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