Venezuela. Anche se tutto è basato su fake news, Washington alza il tono delle minacce al Venezuela

 

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Gli Usa ritireranno tutto il personale diplomatico rimasto in Venezuela. Lo ha annunciato il segretario di Stato, Mike Pompeo, spiegando che la decisione “riflette il deterioramento della situazione” nel Paese latino americano. “La presenza di personale diplomatico americano nell’ambasciata è diventata una limitazione per la politica statunitense”, ha aggiunto Pompeo in un tweet. In sostanza il messaggio della Casa Bianca è che non vuole lasciare cittadini americani come possibili scudi umani quando comincerà a bombardare il paese. Una minaccia molto chiara che possiamo certo sperare non si realizzi ma certo ha lo scopo di destabilizzare ulteriormente il paese.

Esattamente come il blackout, che è stato provocato con un attacco informatico a seguito del quale il governo del Venezuela ha esteso anche a oggi la sospensione delle attività nelle scuole e nei luoghi di lavoro a causa dell’interruzione del servizio elettrico che si è verificato lo scorso giovedì, e non ancora risolto.

Il portavoce del governo e vicepresidente settoriale della Comunicazione, Turismo e Cultura, Jorge Rodriguez, ha spiegato che la sospensione riguarderà le “lezioni a tutti i livelli di istruzione e attività lavorative”.

Intanto due persone sono state arrestate mentre tentavano di sabotare la rete elettrica del Venezuela, ha annunciato in un discorso in tv il presidente Nicolas Maduro: “Abbiamo catturato due individui che cercavano di sabato il sistema di comunicazione a Guayana de Guri. Sono stati arrestati e stanno parlando”.

Quanto ai mandanti, che gli Stati uniti utilizzino tale arma è noto fin dal 2010, quando, per sabotare il programma nucleare iraniano, crearono un micidiale malware, denominato Stuxnet, che bloccò le centrifughe della centrale atomica di Natanz.

E ancora, nel 2016, scrive oggi il Manifesto, fu il New York Times a rivelare l’esistenza di un piano elaborato dagli Usa per lanciare attacchi cibernetici contro le centrali nucleari dell’Iran, noto come Nitro Zeus.

A non trovare nulla di ridicolo nella tesi del governo Maduro è anche la rivista Forbes, che, in un articolo a firma di Kalev Leetaru, definisce “senz’altro realistica” l’idea “che un governo come quello statunitense intervenga a distanza contro la rete elettrica”.

Il presidente Maduro ha anche rivolto un appello ai magistrati perché siano perseguiti “non solo gli autori materiali di questi atti di sabotaggio disperati, ma anche gli autori intellettuali di questo danno gigantesco, di questa pugnalata al diritto alla vita ed alla pace del nostro popolo”.

Nello stesso tempo il governo venezuelano ha intanto aperto un “corridoio umanitario” sulla frontiera con la Colombia, che aveva chiuso dopo gli scontri del 23 febbraio scorso. È ripreso così l’ingresso degli aiuti umanitari internazionali, in modo di permettere il passaggio di malati e scolari che devono spostarsi nel paese vicino, come ha reso noto il canale News progovernativo Telesur.

Fonte: RaiNews

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