Economia circolare, la Toscana vuole incentivare giochi pubblici in plastica riciclata

 

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Non c’è vera economia circolare se gli sforzi (anche economici) profusi da cittadini, istituzioni e imprese nella raccolta differenziata non trovano poi sbocco sul mercato, attraverso il ri-acquisto degli oggetti realizzati in materiale riciclato: un anello che ancora non si chiude anche a causa della pessima performance realizzata dalle pubbliche amministrazioni in fatto di acquisti verdi, previsti per legge ma di fatto al palo da anni. Per questo è di particolare importanza la mozione approvata ieri dal Consiglio regionale della Toscana, che impegna la Giunta «a valutare la possibilità di stanziare specifiche risorse da destinare alle amministrazioni comunali al fine di acquistare attrezzature per gli spazi gioco pubblici realizzate con materiali plastici certificati che provengano dal riciclo dei rifiuti e, contemporaneamente, a promuove forme di sensibilizzazione per far conoscere questi progetti e, in generale, verso stili di vita più sostenibili e rispettosi dell’ambiente».

La mozione, che vede come prima firmataria Alessandra Nardini (Pd), prende le mosse da un dato di fatto: «La plastica sta letteralmente invadendo ogni ambiente naturale, in particolare il mare – ricorda la consigliera – Si stima, infatti, che a livello globale i materiali di plastica rappresentino il 60-80 per cento di tutti i rifiuti marini e che sulle spiagge questi costituiscano circa il 90 per cento del totale. È quindi urgente e necessario rimodulare il concetto stesso di produzione e consumo dei beni partendo da una riprogettazione dei prodotti con il duplice obiettivo di tutelare l’ambiente e garantire le caratteristiche necessarie a massimizzare il riutilizzo, la riparazione e il riciclaggio». Una volta riciclati, però, questi materiali devono ritornare sul mercato.

«È facile capire – conclude Nardini (nella foto, ndr) – che incentivare l’installazione di attrezzature per gli spazi gioco pubblici realizzate con materiali plastici certificati che provengano dal riciclo dei rifiuti, oltre alla valenza ambientale, ha anche una importante valenza educativa: far riflettere le bambine e i bambini, fin dalla tenera età, insieme alle loro famiglie sull’importanza del rispetto per l’ambiente, del riciclo e del riutilizzo, è il primo e forse il più importante mezzo per promuovere quella forte spinta culturale di cui, anche su questo tema, abbiamo bisogno».

A maggior ragione in Toscana, che in fatto di riciclo delle plastiche non conosce rivali: grazie all’esperienza maturata nel settore dalla pontederese Revet, ormai nel 2013 è nata Revet Recycling, impresa manifatturiera che ha lanciato la Toscana nel pantheon delle migliori realtà europee in fatto di economia circolare, riciclando una frazione critica come quella delle plastiche miste (plasmix): un processo che ha vantaggi ambientali ma è economicamente più costoso rispetto alla produzione di polimeri vergini, e per questo merita sostegno in un’ottica di economia circolare.

A tal fine è opportuno ricordare che anche nella legge di Bilancio 2019 il comma il 73 prevede un credito d’imposta nella misura del 36% per quelle imprese che acquistano prodotti contenenti plastica, carta o alluminio da riciclo, o imballaggi biodegradabili e compostabili. In questo caso la legge dello Stato già c’è, ma mancano ancora i relativi decreti attuativi. Non è un dettaglio da poco: con la legge di Bilancio 2018 venne fatto un simile tentativo, che si è però concluso con un nulla di fatto. La speranza è che l’iniziativa regionale giunga a più positiva conclusione.

L. A. 

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