La Cei finalmente cambia tono sui migranti. Mons. Russo: non criminalizzarli alimentando xenofobia e razzismo

 

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“Stiamo attenti a non criminalizzare i migranti: non serve a nessuno costruire il nemico, alimentando xenofobia e razzismo, invece di fare la nostra parte in favore di questi fratelli”. È il monito di mons. Stefano Russo, vescovo di Fabriano-Matelica e segretario generale della Cei, che, intervenendo alla presentazione del volume di Limes “Una strategia per l’Italia”, ha ricordato l’impegno della Chiesa “per sostenere le vie dell’immigrazione legale, i protocolli legati ai corridoi umanitari, come pure iniziative quali Liberi di partire, liberi di restare, fino alle migliaia di progetti di aiuto allo sviluppo realizzati nei Paesi più poveri”.

Si tratta, ha spiegato, “di iniziative di decine di milioni di euro, sostenute dalla Chiesa italiana grazie ai fondi 8xmille”. “Sul fronte dell’accoglienza e dell’integrazione siamo in prima linea, forti dell’esperienza evangelica, del magistero pontificio e di una tradizione consolidata”, ha affermato mons. Russo sottolineando che questa è “una prospettiva inclusiva che dovremmo assumere come Paese, anche davanti al declino demografico e all’invecchiamento della popolazione”. È evidente un cambio di tono nella denuncia del numero due della Cei.

Ed anche sul tema dell’autonomia il presule ha finalmente assunto una posizione opposta alla ambigua maggioranza giallo-verde.
La questione delle autonomie regionali “non può risolversi, se non a prezzo di erodere la radice della nazione, nel ‘festival dei particolarismi’, nel frazionamento o nel separatismo”, ha sottolineato mons. Russo, chirdendosi “cosa resterebbe dello Stato, se il Paese si muovesse secondo una cittadinanza differenziata e diseguale”. “Come Chiesa siamo sì a favore dell’autonomia, ma – ha chiarito – all’interno di un quadro di condizioni che impediscano di trasformarla in un grimaldello con cui scardinare la casa comune”.
Mons. Russo ha ribadito che “come Chiesa non perseguiamo né privilegi di bottega, né ambizioni velleitarie con cui sostituirci alla responsabilità delle istituzioni politiche”. “Se a volte ci troviamo a svolgere determinati compiti – ha spiegato – è piuttosto per spirito di supplenza e non per mancanza di rispetto per la laicità dello Stato, nei confronti del quale esprimiamo la nostra piena collaborazione a sostegno dei diritti fondamentali dell’uomo e della costruzione del bene comune”.
Nella convinzione che “lo Stato non si rinnova da soli, ma insieme, investendo in prossimità e relazioni autentiche”, il segretario della Cei ha assicurato che “la Chiesa che vive in Italia, fortemente radicata nel territorio, non farà mancare il suo contributo, nella consapevolezza che lavorare per l’unità nazionale significa impegnarsi a dare solidità e credibilità alle istituzioni”.

Russo infine

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