L’Aquila, offerte di lavoro col trucco: ecco come funziona

 

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L’AQUILA – Allettanti offerte di lavoro che si rivelano meccanismi di marketing poco chiari. Numerose le segnalazioni.

In origine era il vecchio “porta a porta”, oggi le strategie di marketing di certe aziende vengono promosse attraverso offerte di lavoro allettanti che non sempre rispettano quanto promesso. Ecco come funziona.

Troppe porte in faccia nel tempo hanno convinto le aziende che promuovono i più svariati prodotti con il porta a porta a prendere preventivamente appuntamenti, per tagliare almeno i costi di tempo e di inutili spostamenti. Ma anche al telefono le persone si mostravano piuttosto restie. Il 99,99% delle persone contattate, infatti, preferiva rispondere con un “Scusate, mamma non è in casa”, pure se si trattava di attempati pensionati. Ed ecco quindi la “svolta”: invece di promuovere direttamente il prodotto, alcune aziende hanno iniziato a… offrire lavoro.

Se la telefonata “Buongiorno, permette che veniamo a casa sua a presentarle il nostro straordinario prodotto?” aveva ben poco successo, quella “Buongiorno, è interessato a un lavoro da 1.200 euro al mese?” produceva tutt’altra reazione, pur con un certo scettiscismo: chi mai viene a cercarti a casa per offrirti un lavoro? Il passaggio successivo sono stati veri e propri annunci di offerte di lavoro, lanciati online o attraverso volantini lasciati nelle cassette della posta.

Cosa succede se si prova ad ottenere il lavoro, ci è stato raccontato da diversi studenti universitari aquilani, ma la “tecnica” è ormai nota da tempo, essendo già utilizzata in diverse parti d’Italia e d’Abruzzo: si prende appuntamento per un colloquio di lavoro, ma tranquilli, chiunque voi siate e qualunque sia il vostro curriculum, la risposta sarà sempre la stessa: “È proprio la persona che stavamo cercando”. Che fortuna. E tanto varrà per tutti gli aspiranti lavoratori (in diverse città abruzzesi si svolgono quotidianamente “colloqui” con decine di persone). A questo punto, per ottenere il lavoro, basterà superare il “periodo di prova”, riuscendo a vendere lo straordinario prodotto di turno a una decina, tra amici e parenti, che certamente non si tireranno indietro per aiutare un nipote, un figlio o un intimo amico ad ottenere l’ambito lavoro. A questo punto, due sono le strade: o l’azienda deciderà che la prova non è stata superata (ma intanto ha ottenuto le presentazioni e magari qualche vendita) o tutto sarà nelle mani dell’aspirante lavoratore a 1200 euro al mese: se sarà bravo a vendere, meglio per lui e per l’azienda, altrimenti pazienza, si paga comunque a percentuale e l’azienda di certo non ci rimette nulla. Anzi. Ha già guadagnato con vendite e presentazioni che mai avrebbe ottenuto senza l’intercessione pressante di un amico o un parente del “venditore” coinvolto direttamente nella promozione. Insomma, l’offerta di lavoro sostanzialmente serve ad ampliare il “parco clienti”, attivando una sorta di “catena”.

Purtroppo sembra tutto legale: l’offerta di “lavoro” c’è (seppur non nei termini inizialmente sponsorizzati da anonimi volantini o vaghe telefonate) e il “periodo di prova” (che però serve sostanzialmente a vendere allo stesso aspirante lavoratore e alla sua famiglia il prodotto) non sembra configurare specifici reati. Insomma, sembra proprio che si possa fare. Ciò non toglie che far leva sul bisogno di lavoro di giovani (e non) per piazzare i propri prodotti è un metodo quantomeno discutibile sul piano morale. Soprattutto a L’Aquila, che soffre non poco la questione lavoro, ma il “fenomeno” è piuttosto diffuso. Ad ogni modo, per arginare l’odiosa pratica, basti pensare che difficilemente le aziende vengono a cercarti a casa per offrirti 1200 euro al mese. Allo stesso modo diffidare di annunci anonimi e vaghi. Essendo una pratica difficile da contestare sul piano legale, l’unica strada per debellarla è quella di dimostrare a chi la attua che non funziona.

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