Trapani, la visita della Commissione Antimafia e l’incompetenza territoriale di Artemisia

 

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La gestione dei beni confiscati, le informazioni antimafia, i controlli sull’associazionismo e i problemi degli Enti locali in caso di scioglimento per infiltrazioni e condizionamento mafioso, sono stati i temi dibattuti nel corso dell’incontro che si è svolto martedì scorso tra il sen. Nicola Morra, Presidente della Commissione Parlamentare antimafia, il Prefetto Tommaso Ricciardi, i rappresentanti dei Tribunali e delle Procure di Trapani e Marsala, e i vertici provinciali delle Forze di Polizia.

Alla riunione erano presenti anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Maurizio Santangelo e Piera Aiello, componente della stessa Commissione antimafia. Qui invece potete leggere un articolo e le dichiarazoni di Morra in visita a Castelvetrano

Queste le dichiarazioni di Morra al termine dell’incontro a Trapani:Abbiamo ascoltato persone che ci hanno rappresentato una realtà efficiente e sempre più animata dal proposito di aggredire la mafia e Cosa Nostra Trapanese e ci è stato dato conto degli ultimi interventi che hanno interessato anche Castelvetrano. E’ stato ribadito che nel consiglio comunale di Castelvetrano, su 30 consiglieri comunali sette erano aderenti ad una loggia massonica e ne facevano parte anche quattro assessori su sei, a dimostrazione che si tratta di strutture particolarmente pervasive e capaci di infiltrarsi in settori importanti della vita democratica. Credo che questa Commissione non abbia alcun pregiudizio nel lavoro precedentemente fatto e credo che i risultati investigativi ottenuti nel corso degli ultimi mesi su Trapani e provincia debbano portare nuovamente all’attenzione dei riflettori nazionali questa provincia che non solo è soltanto, la provincia di Matteo Messina Denaro, è la provincia dalla quale la precedente Commissione parlamentare ha avuto l’input per operare il sequestro degli elenchi, il 1 marzo 2017, delle logge massoniche siciliane e calabresi, ed è una provincia che ha dimostrato nel tempo di saper crescere con autonomia rispetto alla provincia limitrofa, cioè quella di Palermo".

Intanto rischia di saltare l’operazione Artemisa, che ha portato agli arresti di 27 persone tra i quali, l’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio, l’ex deputato regionale Giovanni Lo Sciuto, dietro al quale ruotava l’associazione segreta in grado di pilotare e gestire affari e il suo “cerchio magico” del quale faceva parte l’ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante.
Riguardo alla validità di questa operazione si profila uno scontro, giudiziario, tra la Procura di Trapani e il Tribunale del Riesame di Palermo, quest’ultimo, in pratica, ritiene che ci sia incompetenza territoriale da parte della Procura di Trapani, riguardo a questa indagine sulla massoneria segreta.

L’incompetenza territoriale è stata sollevata dal collegio del Riesame, presieduto dal giudice Antonella Pappalardo, perché il reato più grave contestato nell’ambito del procedimento sarebbe un peculato commesso a Palermo: cosa che sposterebbe la competenza su tutta l’indagine alla procura del capoluogo siciliano. Il Tribunale del Riesame di Palermo ha già revocato gli arresti domiciliari a Francesco Cascio, che è sotto inchiesta per favoreggiamento (avrebbe svelato a Lo Sciuto l’esistenza di una indagine nei suoi confronti), ha sollevato una questione di competenza territoriale, ritenendo competenti pm e gip di Palermo e non i magistrati e il giudice di Trapani.

Oltre a Cascio sono stati scarcerati, Paolo Genco, presidente dell’Anfe, difeso dagli avvocati Massimo Motisi e Cinzia Calafiore, il poliziotto Salvatore Virgilio, assistente capo della polizia in servizio alla Dia (era stato arrestato per rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e corruzione), difeso dall’avvocato Gianni Caracci, e il medico Rosario Orlando, fino al 2016 responsabile del Centro Medico legale dell’Inps e poi collaboratore esterno dell’ente, in seno alle commissioni invalidità civili. Orlando, è accusato di avere agevolato l’assegnazione di false pensioni. Oltre a Virgilio, nell’indagine sono coinvolti altri due poliziotti. Sono accusati di avere rivelato notizie riservate, in particolare all’ex deputato regionale castelvetranese Giovanni Lo Sciuto, in cambio di favori, quali assunzioni o trattamenti economici in favori di mogli e parenti.

Gli indagati restano comunque sotto inchiesta, le intercettazioni hanno svelato un sistema di favori che ruotava attorno a Lo Sciuto, accusato di essere stato interessato soltanto a potenziare il suo bacino elettorale attraverso raccomandazioni per ottenere pensioni di invalidità. Cascio, invece, risponde solo di un’ipotesi di favoreggiamento, secondo la procura di Trapani avrebbe soffiato la notizia dell’indagine a Lo Sciuto, notizia arrivata dall’allora segretario del ministro dell’Interno Angelino Alfano, Giovannantonio Macchiarola, indagato pure lui.

Presto, dunque, l’incompetenza territoriale potrebbe annullare, tutte le altre misure cautelari (sono 27 in totale). Il reato più grave in questa vicenda è risultato, infatti, quello del capo 8 dell’ordinanza, il peculato commesso da Lo Sciuto nel momento in cui avrebbe stipulato un falso contratto di portaborse con Maria Luisa Mortillaro, moglie di un suo grande elettore, Giuseppe Angileri. “Reato commesso in Palermo e Marsala”, ha scritto la procura di Trapani. Quale giudice sarà dunque competente? Palermo o Marsala? Di sicuro, non Trapani, ribadisce il Riesame.

A questo punto bisognerà attendere le motivazioni della decisione del tribunale per capire. E, intanto, nuove istanze di scarcerazione di altri indagati sono già al vaglio dei giudici palermitani. Con un esito che sembra scontato, l’annullamento delle misure, per l’incompetenza del giudice che si è pronunciato. La battaglia però continua. La Procura di Trapani non vuole mollare l’indagine «Artemisia». Alle nuove scarcerazioni del riesame, i pubblici ministeri trapanesi hanno risposto depositando una memoria per scongiurare l’incompetenza territoriale. A presentare, adesso, la replica al Riesame è stato il pm Andrea Tarondo che, assieme alle colleghe Sara Morri e Francesca Urbani e all’aggiunto Maurizio Agnello, ha coordinato il blitz «Artemisia».

Sono attese le decisioni del riesame su Lo Sciuto, che è in carcere, e l’ex sindaco Felice Errante, che è ai domiciliari. Presto potrebbero essere liberi anche loro, ma è pur vero che entro 20 giorni, però, il gip di Palermo potrebbe emettere una nuova ordinanza di custodia cautelare.
 

 

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