Garante: preoccupa estensione taser, è una vera arma

 

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Il taser va considerato “una vera e propria arma” ed e’ “fuori discussione” che il suo uso “possa essere giustificato solo in un ambito limitatissimo di casi”. In piu’ occasioni il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute, Mauro Palma, ha fatto sentire la sua voce critica sull’utilizzo del taser, anche richiamando i casi di morte legati all’uso di quella che comunemente viene ritenuta un’arma “non letale”: piu’ di mille nei soli Stati Uniti e le vittime sono soprattutto cardiopatici, soggetti con forme di delirio, tossicodipendenti, anziani o giovanissimi. Dati richiamati espressamente nelle relazioni inviate al Parlamento. Nell’ultima, di appena un mese fa, il Garante ha analizzato la sperimentazione partita a settembre del 2018 in 12 citta’ italiane.

“Fin qui si e’ proceduto con scrupolosita’ e cautela nell’introdurre questa innovazione”, ha riconosciuto Palma, apprezzando che sia stata fatta prima un’analisi tecnico giuridica del possibile impiego,si siano adottate linee guida e manuali tecnico-operativi, vi sia stata la formazione del personale delle forze di polizia prescelto e sia stato compiuto un monitoraggio sull’utilizzo della pistola elettrica.Un insieme di precauzioni che “accanto al numero relativamente basso di Taser forniti (ndr 30 in tutto), ha finora contribuito a favorire una sua introduzione non traumatica”.[irp]

Resta pero’ intatto l’allarme per l’estensione della sperimentazione alle polizie locali, prevista dal decreto Sicurezza nei comuni capoluogo di provincia o con piu’ di 100mila abitanti o con particolari caratteristiche. Le cautele adottate (il Taser potra’ essere utilizzato solo da chi ha la qualifica di agente di pubblica sicurezza,dopo una formazione e una sperimentazione e dopo l’adozione di un regolamento comunale) “non sono assolutamente sufficienti a dissipare la preoccupazione circa l’estensione dell’uso della nuova arma. Si rischia – ha avvertito il Garante – di aprire la strada a un utilizzo molto esteso e capillare sul territorio”.E a impensierire e’ proprio l’esperienza di quei Paesi “ove un uso esteso di armi a impulsi elettrici ha condotto ad abusi e a esiti mortali”.

 

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