Da Max Lamb a Faye Toogood, il design incontra il craft

 

Mia Immagine

Richiedi informazioni per finanziamenti e agevolazioni

Mia Immagine

“Non avere niente in casa tua che non sai essere utile o credi essere bello”. Le parole di William Morris, padre della rivoluzione industriale inglese, espresse durante una lezione alla Birmingham Society of Arts and School of Design nel 1880, si celano dietro alla mostra Useful/Beautiful: Why Craft Matters? aperta a marzo alla Harewood House.

L’esibizione, in scena in questo eccezionale esempio di architettura privata di fine ‘700, sulle prime colline dello Yorkshire, inaugura un ciclo biennale di mostre nella tenuta e tende a suscitare interesse e ispirare il dibattito sul ruolo che l’artigianato può giocare nella cultura, nell’identità e nella società contemporanee. Non solo preservare e conservare luoghi storici, ma anzi farli evolvere nelle esigenze contemporanee: da un lato mantenendo il legame con il passato della villa, dall’altro aiutare la gente a pensare, spingerla ad interrogarsi. Un progetto ambizioso che fa la differenza, come ha dichiarato Jane Marriott, direttrice di Harewood House Trust.

Le sale della Harewood House (oggi istituto di beneficenza educativo) d’altronde non sono nuove a questo tipo di sensibilità culturale: quando Edwin Lascelles ne iniziò la costruzione nel 1759 infatti non volle altro che il meglio e assunse solo i migliori artigiani del tempo. Oggi, quella stessa ricerca di bellezza e funzionalità risiede nei lavori esposti al primo piano e nel giardino della villa. Hugo Macdonald, il curatore dell’intero progetto, ha invitato 26 voci diverse, 26 artigiani contemporanei, chiedendo loro cosa significhi l’artigianato e perché oggi conti. Il risultato è una sequenza di oggetti tanto contemporanei quando a-temporali, tanto diversi quanto simili tra loro per la medesima passione che li muove: raccontare una storia. «L’artigianato è un’attitudine – ci dice infatti Hugo – il design è piuttosto un processo».

E allora, aggirandosi tra le stanze al suono degli orologi a pendolo che ricordano il passare di ogni ora, si entra in un mondo realizzato per assonanze o contrasti tra gli oggetti d’oggi e i luoghi della casa: dalla moda, ai tessuti, a lavori in legno, in vetro o metallo, ai mobili, tappeti o stampe, fino agli ombrelli. Ogni espositore ha una storia da raccontare ed ognuno è stato selezionato per evidenziare l’ampiezza e l’importanza dell’artigianato nella cultura contemporanea. “La gente ha bisogno di essere connessa con le cose, non solo di guardare – aggiunge Hugo – ed è tramite la qualità che si crea un legame. L’artigianato è il modo per riconnettersi”. Dalla nota un po’ punk dell’installazione Question Everything di Anthony Burrill che accoglie i visitatori nell’ingresso, ci si muove verso la delicatezza dei ricami di Jenny King Embroidery o i porta-profumi umanizzati di Juli Bolaños-Durman, passando dalle sedie irriverenti e colorate di Yinka Ilori e le ceramiche di Reiko Kaneko, fino ad arrivare all’installazione firmata da Faye Toogood e ai tappeti di Max Lamb. Nella gallery alcuni dei progetti in mostra.

In un’epoca in cui il virtuale e la corsa all’accumulo non stanno facendo altro che attenuare le connessioni e minare la qualità della vita comune, questa mostra, quanto mai attuale e urgente, arriva come una ventata d’aria fresca perché punta i riflettori sul potere e le potenzialità dell’artigianato contemporaneo come pratica intrinsecamente umana e come importante espressione dell’umanità.

dove: Harewood House Trust, Harewood, Leeds LS17 9LG, tel. +44 (0)113 218 1000
quando:
dal 23 marzo al 1 settembre 2019

L’articolo Da Max Lamb a Faye Toogood, il design incontra il craft sembra essere il primo su Living.

 

Mia Immagine

Richiedi informazioni per finanziamenti e agevolazioni

Mia Immagine

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: