I rapporti tesi in Curva Sud alla base dell’agguato del boss della droga a Milano

 

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Sembra prendere sempre più corpo l’ipotesi che a monte dell’agguato ad Enzo Anghinelli, del 17 marzo scorso, ci siano i suoi rapporti al limite tra malavita e ultras milanesi.

Sull’argomento torna, oggi, Repubblica, raccontando che circa un mese prima di essere ridotto in fin di vita nell’agguato milanese, Vincenzo Anghinelli era stato pestato allo stadio Meazza, dove era andato per assistere al derby.

Appena passati i controlli ai tornelli, ad aspettarlo aveva trovato una decina di Black Devil, il suo gruppo di tifosi in curva, che lo avevano circondato e picchiato all’addome, alle gambe e in faccia. Lo racconta un testimone oculare.

“Alla fine, aveva la faccia piena di ferite e si è ritrovato anche senza qualche dente. Poi sono tutti spariti nello stadio, ma c’erano decine di persone che hanno visto, ultrà e tifosi normali. In curva tutti sanno i nomi di chi lo ha pestato”.

In quell’occasione Anghinelli non denunciò: scelse di rinunciare a vedere la partita e di tornare a casa “senza nemmeno passare dal pronto soccorso”.

Prima ancora, però, c’erano stati già due episodi di violenza che dovevano avergli fatto subodorare di essere in pericolo.

Il 18 dicembre, allo stadio Dallara, durante Bologna-Milan, viene pestato il suo avvocato.

“Tra i tifosi di quella trasferta, coi Black Devil c’è anche Domenico Vottari, 50 anni, calabrese di Melito Porto di Salvo, provincia di Reggio Calabria, anni in carcere per una condanna per omicidio e vicino a esponenti della ’ndrangheta, anche se non è mai stato coinvolto in indagini per mafia”.

Ancora prima, l’8 novembre 2018, una bomba carta esplode contro l’ingresso del suo “Black Devil lounge bar” di Solaro, hinterland nord di Milano.

In quei giorni Anghinelli andava in giro a raccontare di volersi “riprendere il primo anello”.

Repubblica racconta che la faida, in curva, era iniziata già due anni prima, con mesi di tensioni e violenze.

Nell’aprile 2016, vengono espulsi dalla curva Sud i Commandos Tigre, che erano al primo anello blu. Sono una cinquantina, e finiscono nell’anello verde, dalla parte opposta del Meazza, ma aspirano a tornare al loro posto. Le tensioni tra i due fronti contrapposti sono forti.

“Da una parte di direttivo della curva. Con il vero leader, Luca Lucci, condannato per il pestaggio di un’interista, poi morto suicida, e per droga. E poi Giancarlo Sandokan Lombardi (estorsione, rapina e tentato omicidio) e il Barone Giancarlo Capelli. Dall’altra Anghinelli, Mimmo Vottari, e anche Moreno Fuscaldo, prima nei Commandos Tigre, poi fondatore dei Black Devil, coinvolto anche lui in indagini di droga”.

I Commandos tornano infine nella Sud e iniziano lentamente ad espandersi. Cosa che potrebbe aver innescato la reazione contro di loro.

Per ora, conclude Repubblica, la squadra mobile coordinata dal procuratore aggiunto Laura Pedio e dal pm Leonardo Lesti non esclude alcuna pista: anche l’ipotesi di una faida tra trafficanti slegati dagli ambienti del tifo e di contrasti nella vita privata di Anghinelli.

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