L’Italia ha assolutamente bisogno di “grandi opere”. Ma lo sbloccacantieri si è fermato. La Lega deve intervenire nell’interesse del Paese (di M. Benotti)

 

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Quello che sta succedendo è veramente incredibile. Lo “sbloccacantieri” – dopo tanti annunci – si è fermato. E quello che è ancora più incredibile è che la Lega – che ha lunga esperienza di Governo di Regioni importanti e del Paese – non riesca ad imporsi sul suo alleato  di Governo, nell’unico interesse, alla fine, della gente, del lavoro, dello sviluppo. L’Italia ha assolutamente bisogno di “grandi opere” , di un grande progetto che possa dotare  il Paese  di un sistema infrastrutturale moderno ed efficiente, con un nuovo approccio che ponga al centro i fabbisogni delle famiglie e delle imprese, promuovendo le infrastrutture appunto come strumento per soddisfare la domanda di mobilità di passeggeri e merci e per connettere tutte le aree del Paese in particolare le città, i poli industriali ed i luoghi di maggiore interesse turistico attraverso interventi utili allo sviluppo economico e proporzionate ai bisogni. infrastrutture materiali certamente,  ( strade, autostrade, ferrovie, alta velocità ferroviaria, porti, aereoporti, financo un vettore aereo nazionale il cui futuro deve però non a se stante ma essere ben inserito in questo quadro di integrazione) ma anche  infrastrutture immateriali ( le reti, le reti strategiche, il sistema della ricerca pura, quella della ricerca universitaria e di poi della ricerca industriale).
L’investimento nello  sviluppo infrastrutturale e l’investimento nella educazione e nella conoscenza sono due assi importanti per la crescita del nostro Paese, solo apparentemente disgiunti fra di loro.
Vediamo qualche numero: il deficit logistico-infrastruttrale ci costa 40 miliardi di Euro ogni anno, e ci fa perdere 70 miliardi di export ogni anno; inoltre gli italiani trascorrono mediamente ogni mese almeno 38 ore in situazione di congestionamento da traffico: solo questi tre  parametri danno conto della arretratezza delle grandi reti di trasporto e di logistica presenti nel Paese. Siamo al decimo posto nel rapporto qualità/ efficienza del sistema infrastrutturale secondo il World Economic Forum – quindi l’ultimo posto – per qualità dei servizi ferroviari, efficienza dei servizi portuali, copertura della rete internet veloce, assenza quasi totale della linea internet ultraveloce.
Il problema va risolto ed è una grande opportunità per l’Italia: oltre all’iniziale apporto di capitale pubblico serve l’apporto di capitale  privato e/o di capitale di debito “paziente” (il rapporto vero fra il mondo della finanza ed il mondo della economia reale). Se decidiamo di cambiare paradigma, con una piccola partecipazione di strutture dello Stato deputate alla crescita degli investimenti al momento dello sviluppo  di questa  realtà, si possono  mobilitare risorse finanziarie anche di natura europea, di nuovo  pubbliche e private in modo innovativo, facendo marciare di pari passo  programmazione industriale e pianificazione finanziaria con l’obiettivo da una parte di  alleggerire in maniera rilevante la quota di investimenti che lo Stato centrale, nelle sue diverse articolazioni, deve effettuare per la rete infrastrutturale del Paese e dall’altra  un miglioramento dell’incidenza sul debito pubblico che deriva da  una ottimizzazione nell’uso delle risorse pubbliche, in una sinergia che non porti a vendite o ulteriori privatizzazioni del patrimonio pubblico ma ad una sua migliore gestione nell’interesse del Cittadino – arbitro. Dunque, diversificazione del rischi d’impresa,  sviluppo integrato dei diversi settori, ottimizzazione degli investimenti pubblici e privati,  valorizzazione degli investimenti già realizzati e non pienamente utilizzati, riduzione dei tempi di reazione alle mutate condizioni di mercato,  volano importante per gli investimenti da parte di altri operatori economici e  potrebbe rappresentare per gli investitori istituzionali italiani, Assicurazioni, Casse di previdenza e Fondi pensione, una importante occasione di investimento a lungo termine delle loro risorse finanziarie e di indirizzamento del risparmio nello sviluppo del nostro Paese, investimento ovviamente  con rendimento di mercato.
Chiaramente  questa opportunità  deve essere accompagnata da una modifica delle leggi attuali che, ferma restando la primaria, necessaria ed imprescindibile tutela dei risparmiatori, favorisca, anche attraverso incentivi fiscali importanti, l’investimento a lungo termine nell’economia reale del Paese.
La questione del reperimento delle risorse per lo sviluppo del Paese, soprattutto innanzi al momento di crisi generale e di carenza di finanza pubblica che stiamo attraversando non è un tema che deve interessare solo gli imprenditori o il Governo centrale, deve certamente interessare il Governo ma anche e soprattutto gli Enti locali e deve costituire un momento di riflessione negli operatori del sistema economico. Occorre partecipare ad un cambio di paradigma nel funding pubblico da parte di tutti gli stakeholders:
Saw rgf1’| Troppe volte nel passato si sono offerte soluzioni di finanza innovativa, spesso più escamotage di breve periodo come la panacea ai nostri problemi, e per troppo tempo ci si è concentrati sui programmi senza focalizzare l’attenzione sul finanziamento dei progetti, o ci si è concentrati sui programmi senza una sintesi unitaria nazionale. Così, con altrettanta  compulsività, si sono promossi modelli finanziari senza parimenti dare impulso con incisività a riforme istituzionali in grado di incidere sull’assetto regolamentare e organizzativo che condiziona l’agire delle amministrazioni responsabili degli investimenti.

La questione del Gap infrastrutturale è un tema e un problema serio, la cui analisi deve prendere le mosse dalla soluzione di  problemi  veri avvertiti  come tale non solo dalla politica, ma anche e soprattutto dai cittadini, un problema  che  – se non gestito  – diventerà sicuramente un problema per tutto il Paese: il problema (nella nostra visione una opportunità) si chiama carenza del sistema infrastrutturale del Paese,anche alla luce della recente tragedia di Genova i nostri  entry point  per un Paese dotato di ricchezza culturale e quindi di potenzialità turistica, nonché Paese costruttore ed esportatore di eccellenza a livello mondiale  e di capacità di ricerca industriale – ovvero di sviluppo e di capitale umano  – sono due :  per il sistema di infrastrutturazione immateriale quello della ricerca , ad esempio nel settore dell’energia lo studio e lo sviluppo di nuove metodiche di produzione di energia da fonti rinnovabili, ovvero la ricerca e lo sviluppo di tecnologie innovative per l’acciaio, da utilizzare nella revisione del Sistema Autostradale Italiano e – per la parte di infrastrutturazione materiale e di sviluppo del turismo – oltre che ad un necessario Piano Marshall per le Infrastrutture ad esempio autostradali e portuali che si richiami a quanto detto sopra.  L’attuale situazione in cui versa il Paese deve necessariamente far riflettere sul fatto che  è importante lavorare su temi concreti di carattere economico dotati intrinsecamente di un risvolto di carattere politico e di ricaduta sul bene comune, creando le condizioni per uno sviluppo del Paese. Le infrastrutture valgono se creano rete, se contribuiscono all’interesse nazionale ed europeo, e non valgono solo per i costi. La politica – o una parte di essa – su questo deve riflettere, la parte del Governo che ha maggiore esperienza istituzionale – la Lega – su questo si deve imporre.

Mario Benotti

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