Caporalato, allarme dei sindacati

Caporalato, allarme dei sindacati

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di Cristina Armeni

Nei campi è scattata l’allerta caporalato, come ogni anno in estate, con i sindacati sono molto preoccupati per le condizioni dei lavoratori. Spesso sono loro a segnalare e a denunciare situazioni ai limiti dell’umanità alle forze dell’ordine e alle autorità giudiziarie che, ogni giorno, agiscono per reprimere il fenomeno con arresti e sequestri ma, sono gocce in mezzo al mare di un fenomeno dilagante, che nella stagione estiva purtroppo si acuisce. E’ ormai giunto il momento della raccolta dei pomodori in Puglia e in Campania che impiega stuoli di braccianti, per non parlare della vendemmia che è alle porte. E mancano i presidi territoriali collegati alla Rete del lavoro agricolo di Qualità.

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“E’ passato un anno di chiacchiere dal tavolo del 3 settembre convocato dal ministro del Lavoro Di Maio dopo la morte di 16 braccianti in due incidenti stradali in Puglia – esordisce Giovanni Mininni segretario generale della Flai Cgil, parlando con l’Adnkronos – era un tavolo allargato, con tutti gli attori coinvolti in materia di lavoro agricolo, ma da allora non se ne è saputo più nulla, o meglio sono stati convocati sei sotto tavoli ma alcuni documenti che abbiamo prodotto stanno ancora dentro ai cassetti. Il ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio non ci ha mai incontrato – lamenta il sindacalista – Sta partendo la campagna dei pomodori e abbiamo le armi spuntate”.

I sindacati di categoria Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil sono in attesa di incontrare il presidente dell’Inps Pasquale Tridico ed entro luglio dovrebbe arrivare la convocazione che è stata rimandata già due volte. Un momento di confronto dopo i recenti annunci di Tridico di una “task force” di ispettori e dell’impiego di “droni” per combattere il caporalato. Non proprio una novità all’Inps visto che anche il precedente presidente Tito Boeri aveva lanciato questa ipotesi. “I droni possono aiutare ma non sono la soluzione, servono ispettori in carne e ossa” rimarca Mininni. “I droni potrebbero identificare realtà che già si conoscono, basta seguire i furgoni che portano i braccianti per sapere dove sono i caporali” denuncia Onofrio Rota, segretario generale di Fai Cisl.

Ma gli ispettori dell’istituto, impegnati nell’attività di vigilanza straordinaria in agricoltura sono 130 su un totale di 1.134 in forza all’Inps (dati al 30 giugno 2019) e l’uso massivo di droni è finalizzato proprio ad agevolare il lavoro istruttorio in fase ispettiva e rendere meno impellente la presenza fisica degli ispettori nei campi. L’idea è quella di ridurre i rischi ambientali che ostacolano le attività di controllo insieme al rischio di incolumità dei funzionari ispettivi, contribuendo ad aumentare l’efficienza probatoria della attività di controllo.

La competenza dell’Inps non si ferma qui, l’istituto presiede la cabina di regia della Rete del lavoro agricolo di qualità, (come previsto dalla legge 199 del 2016), uno strumento pensato per limitare il reato di caporalato, in quanto l’iscrizione alla Rete certifica che le imprese agricole rispettino determinati requisiti, soprattutto il versamento dei contribuiti in piena regola, a garanzia di una certa qualità e del rispetto delle regole contrattuali. Ma ad oggi le aziende iscritte sono solo 3.777 (dati aggiornati all’8 luglio 2019) su un totale 150 mila aziende che assumono personale in Italia, secondo recenti stime. Le organizzazioni agricole che sono nella cabina di regia, del resto segnalano che i requisiti appaiono eccessivamente rigidi e che non sono stati introdotti meccanismi premiali tali da rendere vantaggiosa l’adesione.

I sindacati ovviamente non sono dello stesso avviso, ad esempio per la Flai Cgil basterebbe seguire la strada intrapresa dalla Regione Emilia Romagna che ha previsto un punteggio aggiuntivo nei bandi per i Psr (Piani di Sviluppo rurale) per le imprese iscritte alla Rete. E il meccanismo funziona, prova ne è che “l’Emilia Romagna ha il maggior numero di imprese iscritte” spiega ancora Mininni suggerendo di estendere un meccanismo simile, “per le imprese che forniscono ad esempio la frutta nelle mense scolastiche e aziendali, affinché siano socialmente sostenibili”.

Il grande scoglio affinché la Rete funzioni però risiede nella scarsezza di sezioni territoriali, sono troppo poche secondo i sindacati. L’Inps non riesce ad aprirne in quanto la legge non specifica quale debba essere la composizione e l’organo di presidenza, né assegna adeguate risorse per il loro funzionamento. Tuttavia qualcosa si muove per il segretario generale di Fai Cisl Onofrio Rota.

“Buone pratiche si cominciano a vedere al Sud come al Nord di aziende che accolgono i lavoratori stagionali in maniera adeguata, anche se sono casi isolati. – spiega Rota all’Adnkronos – Gli enti bilaterali potrebbero essere coinvolti, rappresentano le ‘sentinelle’ dei territori affiancati da cabine di regia nelle prefetture. Ma manca la volontà politica di Regioni e Comuni. La prevenzione è tutta da costruire”.

Una mission che Fai Cisl sta portando avanti con le leghe comunali presidiati dai cosiddetti “capilega”, ovvero operatori territoriali che danno assistenza e informazioni ai lavoratori. Inoltre stanno per partire “camper”, gli uffici mobili chiamati “Diritti in movimento” ed è già attivo il numero verde “Sos Caporalato” 800.199.100 per ricevere le segnalazioni di chi viene sfruttato, non ha il coraggio di denunciare e lo fa attraverso la Fai Cisl, che dopo opportune verifiche, provvede a denunciare i reati alle autorità giudiziarie o alle forze dell’ordine.

Sulla stessa lunghezza d’onda è Stefano Mantegazza, segretario generale della Uila Uil. “Rimane comunque inascoltata la nostra richiesta di un intervento propositivo da parte del Governo per costruire un mercato del lavoro agricolo alternativo a quello attuale – denuncia all’Adnkronos Mantegazza – Caporalato e lavoro nero non si sconfiggono solo attraverso il rafforzamento del sistema repressivo, ma anche attraverso nuove misure che consentano di costruire soluzioni alternative a quelle attualmente messe in atto dai caporali e che possono trovare spazio con la piena attuazione della legge 199 del 2016”.

“Torniamo quindi a chiedere che si dia finalmente attuazione alle sezioni territoriali della Rete del Lavoro agricolo di qualità nelle quali – suggerisce – affidando alle parti sociali la gestione della domanda e dell’offerta di lavoro si può costruire un sistema di gestione dei flussi occupazionali alternativo a quello dei caporali e nelle quali si offra un sistema di trasporti locali convenzionato per garantire quotidianamente la manodopera necessaria nei campi”.

“Apprezziamo il ruolo delle forze dell’ordine che, in questi giorni,- commenta ancora Mantegazza – stanno svolgendo controlli a tappeto con arresti e sequestri in tutta Italia per contrastare la malapianta del caporalato, indegna di un paese civile”.

“Riteniamo -aggiunge- che l’esempio più virtuoso da seguire sia quello utilizzato nei giorni scorsi a Foggia: la concessione del permesso di soggiorno a chi denuncia gli sfruttatori è un’arma vincente per sconfiggere la paura dei braccianti ad uscire allo scoperto, così come l’affido dell’azienda colpevole, anziché il suo sequestro, è la via migliore per un rapido e certo ripristino della legalità e garanzia di continuità lavorativa”.

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[ Fonte articolo: ADNKRONOS ]

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