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Le scuole private paritarie e la teoria del costo standard

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insegnanti religione cattolica

Replico ad alcune puntualizzazioni di Giuseppe Bruno (*) a un mio recente articolo.

Il binario e il mosaico

Il titolo del mio articolo include scuole paritarie e costo standard, non vuole riprendere o approfondire il solo costo standard, sul quale in sintesi condivido le “tre obiezioni metodologiche all’uso del costo standard “ formulate da Andrea Gavosto già tre anni fa e alle quali nessuno del “gruppo di pressione pro-paritarie” ha finora replicato.

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In premessa G.B. sentenzia che avrei instradato il dibattito sul binario sbagliato e che perciò lui mira “a far ritornare il dibattito sul giusto binario”, ovviamente a suo giudizio! La questione però è diversa (almeno nelle mie intenzioni): il mio articolo vuole essere una specie di panoramica o di mosaico con diverse tessere atte a informare il lettore, aiutarlo a inquadrare la questione scuole paritarie in modo da ricavarne un suo personale giudizio. Infatti nel terzo paragrafo viene richiamata sia l’intervista ad Anna Monia Alfieri (pasionaria o paladina pro costo standard), sia l’intervista a Renata Puleo (che argomenta la posizione opposta). Inoltre vengono riportati alcuni link di articoli recenti e di diverso orientamento, che però la Redazione di Tecnica della Scuola ha ritenuto di non pubblicare assieme ai successivi link riportati man mano nel testo (sono in tutto 31 link rintracciabili in altri siti).

Le paritarie sono e rimangono private

L’accennato “mal funzionamento delle paritarie e lo sfruttamento del personale” viene attribuito da G.B. all’”insufficiente finanziamento dello Stato”. Ma essere scuola paritaria non modifica la sua natura privata in pubblica. Le scuole private paritarie – anche se svolgono servizio pubblico – mantengono le prerogative proprie del settore privato, non possono pretendere finanziamenti dallo Stato anche se vi aspirano.

La sinistra di Luigi Berlinguer avrà pure “una più moderna e inclusiva idea di scuola pubblica” ma appunto di idea si tratta, non di legge o norma operativa. E poi quanta consistenza ha e dove si trova ora questa sinistra?

Diritto inviolabile

Veniamo ancora al “diritto inviolabile della libertà di scelta educativa”. A parte qualche imprecisione, sarà pure scritto in Costituzione e nelle dichiarazioni internazionali, ma non (ancora? purtroppo?) nella legge italiana, né in Parlamento c’è (o c’è stata mai) una maggioranza disposta a recepirlo o convertirlo in legge ordinaria. Tanto meno appare credibile 1) che vi possa provvedere il ministro del Miur, assieme a quello del Mef, con una semplice norma amministrativa o un emendamento a una qualche leggina e 2) che possa avvenite nei termini prospettati e cioè costo standard individuale per un totale di circa 6 miliardi € (cifra comunque solo indicativa e da verificare).

Scuola come Sanità

Il paragone Scuola/Sanità dovrebbe essere prima sostenuto e giustificato da chi lo propone, non da chi non riesce a comprenderlo, se non come utile e sbrigativo espediente dialettico.

I due settori e servizi sono molto diversi fra loro e la Sanità privata non è destinataria di un “senza oneri per lo Stato”. E poi l’osservazione di Gino Strada non merita nessun commento?

I poveri

“non c’è uguaglianza fra i cittadini nella scelta della scuola perché i poveri …. ”: confermo, non porto io acqua a nessun mulino, l’acqua va da sola ma non macina nulla. Voglio dire che fatalmente la non-uguaglianza rimarrebbe anche con il costo standard e con le scuole in concorrenza. L’interesse dichiarato per poveri e non abbienti è, o appare, essenzialmente strumentale.

Inoltre chi ora frequenta le paritarie, pagandone le rette, lo fa anche per due ragioni: 1) o perché mancano scuole statali come nel settore nidi e infanzia o 2) per elitarismo o snobismo cioè per non confondersi, perché non gradisce nelle classi la presenza di poveri o non abbienti.

Ridurre gli investimenti

“chi propone il costo standard” alias “gruppo di pressione pro-paritarie” lo fece all’inizio (2014) sbandierando e gridando che il costo standard avrebbe fatto risparmiare allo Stato – udite! udite! – ben 17 miliardi di euro (per la precisione 16.821.010.683,74 euro), facendo scendere il bilancio del Miur da 55.169.000.000 di euro a 38.347.989.316,26 euro (dati relativi al 2009), sia pure con un “piccolo” ticket a carico delle scuole statali! Poi rifacendo i calcoli, il risparmio è sceso da 17 mld a solo 2,8 mld.

Solo recentemente Luigi Corbella ha inquadrato gli aspetti economici (i costi) della luccicante “teoria del costo standard” in termini più realistici e comprensibili. Rimane il fatto che di teoria sempre si tratta e che dovrebbe essere lo Stato a sostenere costi, sobbarcarsi rischi, responsabilità e inconvenienti della sua sperimentazione! E in caso di fallimento sarebbe poi impossibile tornare indietro alla situazione attuale.

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Ideologiche posizioni preconcette

Gratuito il ricorrente richiamo a ideologie (altrui e ovviamente errate), testimonia mancanza di argomenti e l’aspirazione impropria a fare da moderatore e giudice oltre che parte in causa.

Vincenzo Pascuzzi

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(*) Scuole paritarie: scarsi finanziamenti causano talvolta malfunzionamento e sfruttamento del personale

di  Giuseppe Bruno– 13/08/2018

https://www.tecnicadellascuola.it/scuole-paritarie-scarsi-finanziamenti-causano-talvolta-malfunzionamento-e-sfruttamento-del-personale

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